12/06/2015

Si fatica a parlare di questo lavoro dei tarantini Nuclide. Innanzitutto perché la band esiste dagli anni '70, e dunque ha una lunghissima gavetta alle spalle, fatta di cover dei giganti del progressive e dell’hard rock, cover da cui a un certo punto ha deciso di affrancarsi avvertendo l’esigenza di comporre materiale proprio. E poi perché il loro primo album, omonimo, data addirittura al 2005, dieci anni fa, ma inspiegabilmente arriva solo ora sul mio desktop.
Le influenze dei Nuclide si sentono tutte: dall’apertura, con un imponente organo dal sapore di prog occultistico (qualcosa che viaggia tra le suggestioni dei Black Widow, di The Trip e dei Goblin), agli accenni folk prog alla Jethro Tull (accenni, eh), il riff di apertura di “Strana gente” composto sulla falsariga di Ritchie Blackmore, ai lunghi solo chitarristici che rivelano forte l’influenza di Santana. Il fatto è che questi spunti nobili, comunque riproposti in forma scolastica e poco brillante, si uniscono a una scrittura che non definirei eccellente: le melodie sono banali e rimandano al melodico italiano in voga negli anni ’80. Intendiamoci: non esistono commistioni musicali che siano a priori da evitare. Anzi, da sempre, la musica si è evoluta incrociando i generi e le suggestioni più disparate. Il punto è come viene realizzato questo mix.

Ma la dimensione compositiva, e anche sonora, qui è quella della sagra di paese di trent’anni fa, appunto, nonostante il discreto strumentismo specie di tastierista e chitarrista. Punto negativo, la voce, per le interpretazioni fuori contesto, da primo pomeriggio su Videoitalia, più vicine al liscio che al prog, e i testi non esattamente memorabili. Un prodotto decisamente amatoriale, un divertissement tra amici, che legittimamente vogliono avere una testimonianza di quanto hanno fatto.

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La recensione Nuclide - Recensione - Nuclide di Renzo Stefanel è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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