08/06/2016

Fabio Cinti tira fuori l’ep che non ti aspetti, “FQ”, mettendo insieme elettronica, sperimentazioni, campioni di suoni naturali registrati in campagna, di notte, fruscio del vento, il verso di uccelli notturni. Ne esce un “piccolo tenerissimo mostro”, come lo ha definito lo stesso Cinti. Ed è uno di quei mostriciattoli simpatici, dispettosi, iperattivi, e comunque dolcissimi.
A parte la sperimentazione musicale, lo stile resta quello puramente “cintiano”, così paragonabile a quello di Battiato. E il paragone non è un’emulazione fine a se stessa, ma un punto di partenza da cui Cinti ha tratto il proprio stile.
Così “Conversazione al bar” resta in bilico tra Cinti e lo stesso Battiato e diventa uno degli esperimenti meglio riusciti dell’ep. La ripetizione come un mantra di “L’amore è l’unica cosa che conta” arricchisce di senso e dà sostanza a un brano che unisce nell’amore oriente e occidente, perché nel dostoevskiano concetto che “l’amore salverà il mondo” sta la realizzazione dell’armonia universale: l’amore può esaurire le differenze ed evitare i conflitti. La sostanza viene messa in luce e valorizzata da una forma elettronica e artificiale.
“He was the man” si stende sulla medesima dicotomia tra naturale e artificiale, trovando un equilibrio tra i due elementi nell’unione tra una natura che resta sempre in sottofondo attraverso suoni notturni e di campagna campionati e le sperimentazioni artificiali. È la metamorfosi dell’uomo in macchina, di erba, alberi e piante, in grovigli di elettronica.
La stessa metamorfosi, portata a un grado ancora più estremo nelle distorsioni della voce che diventa metallica e quasi indecifrabile, domina in “Violeta (Winter)”, che vibra di elettronica, di eco generate da colpi assestati su lastre d’acciaio, che si propagano nello spazio e invadono la natura, senza soppiantarla, ma unendosi a quella.
Il dolcissimo mostriciattolo merita di essere ascoltato.

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