08/09/2016

I don't belong here”, cantava Thom Yorke in un passato remoto. E ascoltando "Harmonic Pillow" non si può fare a meno di pensare a quelle parole. È innegabile come quel verso dei Radiohead si presti perfettamente per descrivere l'atmosfera contenuta nel nuovo disco del duo trevigiano, non tanto per le tematiche affrontate, quanto nelle intenzioni. Perché “Harmonic Pillow” è un album che non appartiene al nostro tempo. Appartiene al passato. Forse non remoto, ma quanto meno prossimo. E in ogni caso, non è una critica.
Dal loro precedente progetto musicale (i Diet Kiss) è passato del tempo, un periodo che Anna e Alex hanno sfruttato per rimettere in sesto le idee, dedicando anima e corpo a una ricerca musicale e introspettiva sfociata in un radicale cambiamento, non solo di nome, ma anche di rotta. "Harmonic Pillow" è infatti un album maturo, che riesce ad addolcire il background noise della band con un sound più armonioso e ricercato, sporcato qui e là da spruzzate di grunge e punk che sempre fanno piacere all'anima. Le influenze sono molteplici, Nirvana in primis, e si manifestano in una bipolarità artistica capace di alternare l'impetuosità di brani come “Help Me” e “Trasmission Punk” alla malinconica dolcezza di “Mad World” e “Dreamer”, senza per nulla compromettere la fluidità di ascolto di un disco che, forse, ha l'unico difetto di essere troppo breve.

Un album destinato a lasciare un segno? Forse no. Ma in tempi dove gli artisti, soprattutto indipendenti, si affannano nella presuntuosa ricerca di sperimentazioni fini a se stesse, è sempre bello trovare band come gli Harmonic Pillow, in grado di rivolgere uno sguardo al futuro senza dimenticare il passato.

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