04/11/2016

Prima di ascoltare “La maison verte” di Mimes of Wine occorre chiudere gli occhi e sognare, lasciarsi trasportare. La casa verde è un altro mondo, la cui soglia si varca con “Below a fire”, e in cui ogni traccia è una stanza di quell’abitazione che esiste solo nel mondo dell’immaginazione.
Se l’ep omonimo uscito solo qualche mese fa poteva apparire ancora timido e dalle tinte poco definite, il disco completo di Mimes of Wine è maturo, convinto delle proprie potenzialità, che vengono sviscerate e sfruttate fino in fondo. “La maison verte”, infatti, parla direttamente al cuore. Le note del pianoforte sono il filo rosso che passa da un brano all’altro e che unisce una stanza all’altra, una presenza costante in tutti i brani che dirige l’orchestra di strumenti che l’avvolgono.

Così “Jai Singh”, come d’altronde anche “Below a fire”, si apre proprio con le vibrazioni del pianoforte, a cui si affianca poi la voce di Laura Loriga, vera anima e figura centrale di Mimes of Wine. Il bello è che accanto alla sua voce morbida e delicata e al pianoforte, compagno fedele e inseparabile, nascono di volta in volta fiori inconsueti: sono i fiati di “Jai Singh” o gli archi stridenti di “Birds of a Feather” (una delle migliori, tra l’altro, dalle sonorità quasi folk), splendidi tocchi d’originalità che non stravolgono comunque l’armonia di tutto il disco, ma anzi lo arricchiscono di magia.
Perché “La maison verte” è pura magia che si diffonde nell’aria tra i lievi soffi della voce, mischiati alle melodie, oniriche e lente, create dagli strumenti. “Gates”, in questo senso, è un brano che pizzica corde e nervi e li fa vibrare come brividi lungo la schiena, prima di svanire lentamente nella quiete di note che sembrano scorrere al rallentatore. “Shemkel” è un altro piccolo gioco di prestigio che in modo quasi impercettibile trasporta in un mondo ovattato e quasi sospeso, in cui il tempo e lo spazio sono solo parole senza valore, in cui la gravità perde la sua forza, in cui si galleggia docilmente come su un manto di nuvole. Gli archi sono il simbolo di quella poesia così irreale eppure percepibile dai sensi, e fanno di “Shemkel” uno dei brani più spettacolari di tutto il disco.

Citare l’esperienza internazionale di Laura o le sue collaborazioni, o l’illustre produzione che può vantare per questo disco, sarebbe superfluo, Mimes of Wine è un progetto che si fa apprezzare nella sua immediatezza, nel suo potenziale onirico, nella cura dei dettagli e pure nell’originalità. Il futuro è tutto da scrivere, ma questo disco è una bomba che è già esplosa.

Tracklist

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