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album Eutòpia Litfiba

recensione Litfiba Eutòpia

Sony BMG 2016 - Rock

RECENSIONE
21/11/2016

Scrivere che provi imbarazzo nel recensire questo decimo disco di inediti dei Litfiba (considerando la sola formazione a base Pelù/Renzulli) va oltre l'eufemismo. Ma il fatto di subire la pena per l'ascolto ripetuto dipende solo ed esclusivamente dal sottoscritto che, a causa di mai sopiti amori di gioventù, fa prevalere la curiosità sull'indifferenza. Copione identico successe all'epoca di "Grande nazione", l'album del 2012 che sanciva la seconda fase del sodalizio artistico della coppia storica.

Oggi come allora si rimane esterefatti dalla pochezza di idee che anima questa nuova fase del progetto. Non che mi aspettassi rivoluzioni dal punto di vista della formula, ma neppure un livello talmente basso da rendere la parola mediocrità un complimento. Perché va bene tutto: dall'atteggiamento sempre in bilico tra il barricadero e il combat (tanto nei testi quanto negli arrangiamenti), al tipico cantato di Pelù spinto all'ennesima potenza. Peccato, però, che i due possano spendere solo il "brand", non avendo la benché minima idea di cosa metterci dentro le canzoni, oltre alla sola forma. Perché il canovaccio continua ad essere il solito: prima un'apertura muscolosa affidata a "Dio del tuono" ("Siamo nati nel rombo del tuono siamo i cavalieri di quel suono / figli dello spirito animale nati con un urlo di dolore / uoh oh oh"), poi la canzone che celebra l'eroina in lotta contro la mafia ("Maria coraggio ci crede e ci prova a lottare i fantasmi a lottare la piovra / rompe la gabbia maria è una guerriera"), poi quella che incita a resistere a oltranza ("Oltre la notte oltre queste porte / oltre la paura c’è lotta e fortuna / oltre le sbarre oltre tutti i muri / oltre la frontiera c’è un’altra primavera / oltre l’amore c’è rivoluzione / oltre a un assaggio ci vuole il coraggio"), poi quella che celebra i non allineati ("Siamo il mostro che avete creato la canaglia che presenta il conto / siamo i gatti maleducati che ti tirano fuori le unghie / siamo santi di periferia noi siamo gatti maleducati / siamo santi come i ramones gatti ineducati")... e così via per quei 4/5 temi su cui la band ha costruito negli anni la propria fortuna.

La stessa title-track non racconta nulla di nuovo, nonostante il titolo possa far pensare a chissà quali novità ("Eutòpia è l’isola che c’è per chi la cerca e non si arrende mai / dal polo nord al polo sud la puoi creare ovunque tu vorrai"). Insomma, è inutile girarci intorno: questo è un album che rispecchia per filo e per segno il DNA della formazione, e proprio per questo nulla aggiunge alla storia dei Litfiba.

Serve tutt'al più a rinverdire il brand, operazione legittima ma lontana anni luce da qualcosa che si possa definire artisticamente valido.

Tracklist

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Commenti (23)
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  • Lorenzo Laffi 14/12/2016 ore 11:43

    Recensione ottima.
    Non ve la prendete a male, ho idolatrato da 15enne sia Litfiba anni 80 che i successivi, e ascolto tutt'ora entrambi, non in ugual misura. Mai, però, posso negare che negli anni 80 hanno rischiato, alzato l'asticella, sperimentato e innovato.
    Dopo No.
    La formula della canzone con ritornello e rif è stata ed è tutt'ora usata perchè non hanno più niente da dire. Per alcuni sarebbe meglio tacere, per altri no perché ci sono i Fans che, per definizione, cercano conferme senza sbattimenti.
    La differenza ulteriore è che, negli ultimi due/tre album, i testi... davvero imbatazzanti.

    > rispondi a @lorenzolaffi
  • Andrea Faraone 18/12/2016 ore 01:19

    L'insucesso nella vita determina sempre frustrazione come nella recensione potevi crederci di più.....

    > rispondi a @andreafaraone80
  • Fabrizio Zanoni 18/12/2016 ore 12:09

    Argomento più stupido non sei riuscito a trovarlo Andrea Faraone? Perché tu conosci Faustiko Murizzi per dare patenti di successo e insuccesso nella vita? Ma scrivi di musica se ne sei capace invece di sputare frasi fatte

    > rispondi a @australiadomani
  • Victor Pannone 30/01/2017 ore 15:32

    secondo me è giusta la recensione. Non aggiungono null'altro a quanto abbondantemente raccontato in questi ultimi anni.
    I Litfiba erano un'altra cosa , le liriche cambiano , ma i Litfiba degli anni 80 erano pura poesia. Ci sono cresciuto con Piero e Ghigo, col grande Gianni Maroccolo , ho conosciuto canzoni bellissime, pittori come Brassai e fotografi come Irving Penn, perchè oltre che musica i Litfiba portavano quintali di cultura.
    Dispiace dirlo ma l'ultima grande strofa di pura poesia e rock si ferma a molti anni fa e puurtroppo in "Elettrica" l 'avevamo quasi sfiorata .....
    "con le formule tipiche di un'arte antica tu, come Salomè, baci la mia testa andata".....
    mi avevano fatto battere di nuovo il cuore... oggi è di nuovo freddo.

    > rispondi a @victorpannone1974
  • Salvatore Campo 29/03/2017 ore 11:14

    Io vorrei capire una cosa da questo signore che ha scritto la recensione. Se i Litfiba pensano di fare un genere nuovo non sono piu i Litfiba(vedi ai tempi di Infinito) se ripercorrono i suoni più o meno vecchi non aggiungono nulla....booh. Un po di coerenza magari??

    > rispondi a @salvocampo10
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