20/03/2017

“Iscariot” è una grande giostra dai colori variegati, ora più brillanti e vivaci, poi virano malinconici verso tonalità più scure: l’unica certezza è che non sono mai netti, ma costantemente dilatati e privi di contorni, pronti a cambiare in ogni momento. E può essere l’ingresso di un pianoforte, o l’intensità di un violino spazzata via da chitarre violente, o ancora i riverberi che proiettano all’infinito immagini fuori fuoco: ogni cosa serve a creare sfumature continue, in un quadro dove l’elemento psichedelico si sposa a un’enfasi barocca di eccessi nei suoni e nelle soluzioni. Se la matrice è sostanzialmente rock, le pennellate si fanno elettroniche, gotiche, cariche di ballate o di intermezzi riflessivi, e la giostra gira a ritmi che, sovente, non sono facili da seguire.

Tante idee, forse troppe, che andrebbero messe maggiormente in ordine e limate per non sovraccaricare i pezzi, ma un nucleo di emozioni interessanti e una gran voglia di fare, cose che danno una spinta positiva al disco e si rivelano come la solida base da cui ripartire per costruire qualcosa di più definito.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati