31/01/2018

Senza neanche troppi giri di parole ammettiamo (con entusiasmo) che per Bianco, l'esperienza in tour al seguito di Niccolò Fabi ha portato buoni frutti: in "Quattro" la stessa infinita dolcezza e trasparenza del cantautore romano hanno preso possesso di un nuovo corpo che, grazie anche ai contenuti, ha realizzato un piccolo capolavoro.

Undici tracce che si susseguono come brevi favole, una scrittura emozionata, introspettiva e diversa dal solito. Bianco è ben lontano da "Nostalgina" con cui debuttò ben 7 anni fa, oggi si presenta al pubblico “cresciuto” e regala il nuovo se stesso. "30 40 50" è il brano che apre il disco, un elenco di mi piace che raccontano il tempo che passa ma allo stesso tempo immaginano il futuro: “mi piace ricordare chi sono io”.
Sullo stile dell'elenco esistenziale torna "Felice", in cui si mostrano gli arrangiamenti complessi e la ricerca del suono seventies che permea tutto l'album. In "Fiat" Bianco racconta una città diversa, quella di Pesaro e “un ricordo mi attraversa il corpo come una spada giapponese”, per poi spostarsi nella sua Torino con "Ultimo chilometro", ma le due canzoni condividono il tema della trasformazione, dei cambiamenti della vita delle persone. Quest'altro aspetto geografico risalta nell'album che si sposta con grazia dal nord est al centro Italia, ma trova il suo centro mentale nella piccola isola di Ortigia, dove è stato scritto (e a cui è dedicato il brano "Filastrocca sui tetti di Ortigia").
Nella seconda parte del disco, a partire da "Punk rock con le ali", il ritmo si alza tra pattern più serrati, come in "Tutti gli uomini", un pezzo funk che ricorda un altro importante esponente della scena romana come Max Gazzè (“Tutti gli uomini hanno in testa una cosa sola / che può farli impazzire / che può farli trasformare”). 

Il più grande pregio di questo "Quattro" è forse il fatto che si faccia ascoltare nella sua interezza con una certa scorrevolezza, merito sicuramente della maturazione di Bianco, un cantautore completo, che con queste 11 tracce intende rilassare il suo pubblico di ascoltatori, e questo si capisce anche dalla scelta della copertina del disco che lo vede seduto dal barbiere intento nel momento del relax per eccellenza, quello dello shampoo (come ci ha raccontato in questa intervista). Chi non ama quella sensazione? Il cuore si apre e quel leggero formicolio riempie i nostri pensieri. L'ascolto di questo album lascia la stessa impressione: ascoltatelo, rilasciate endorfine, emozionatevi.

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