12/02/2018

I Calibro 35 avrebbero potuto festeggiare serenamente dieci anni di onorata carriera con un semplice ma onesto Greatest Hits. Dubito che qualcuno si sarebbe lamentato, dato che, a conti fatti, il gruppo ne ha regalati di momenti memorabili. E invece no: “Decade”, registrato insieme agli Esecutori di Metallo su Carta (l’ensemble fondato da Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro) è un album di inediti che alza ulteriormente l’asticella di una band che non aveva certo bisogno di conferme.

Oltre ad essere una miniera di riferimenti, contaminazioni tra generi, dimensioni utopiche e strumenti musicali accuratamente selezionati, in cui si rischia di rimanere volutamente invischiati almeno per il prossimo decennio, l’ultimo lavoro della band milanese funzionerebbe lo stesso pur volendo ignorare, per assurdo, la preziosa complessità che lo contraddistingue. Di un pezzo come “SuperStudio”, ci scommetto, non si innamorerebbero di colpo sono i fanatici della blaxpoitation. Con un groove del genere e una melodia killer c’è poco da fare: arrendersi al funk dalle tinte noir senza opporre resistenza e rassegnarsi a riprodurre il brano in loop per le successive due settimane. In più, l’omaggio del titolo all’omonimo studio italiano di architettura radicale, così come ribadito da “ArchiZoom” e dalla grafica in copertina, riesce a riassumere in maniera molto suggestiva l’idea alla base di un progetto unico nel suo genere: i Calibro 35 come band del presente che proietta il passato in una sala cinematografica del futuro.

“Decade” è l’ennesimo disco azzeccato non solo perché applica alla perfezione, ancora una volta, questa formula vincente senza cadere nella trappola della ripetizione, ma ancor di più perché sa racchiudere in un unico contenitore tutte le sfumature raccontateci dai Calibro dal 2008 ad oggi, non correndo il rischio di far apparire il tutto come una sterile raccolta. In “Faster Faster!” l’equilibrio tra l’ensemble e la band culmina in un nervoso (ed entusiasmante) crime jazz di pregevole fattura; “Pragma” è lo spin-off di “S.P.A.C.E." che mette d’accordo ragione e sentimento; “Psycheground” pulsa dell’afrobeat di Tony Allen rivisitato in chiave thriller, “Ambienti” e “Travelers” ci riportano alle origini del progetto, chiamando in causa l’immancabile Morricone e sfruttando appieno il potenziale della sezione orchestrale per caricare i brani di una sottile e malinconica, piuttosto che ingombrante, epicità.

La domanda che mi pongo, a questo punto, è la seguente: ora che i Calibro 35 sono stati campionati persino da Jay Z e Dr. Dre (e sono addirittura finiti sulla settimana enigmistica) cosa aspettano i colleghi italiani a saccheggiare, nel senso migliore del termine, la ricca discografia del gruppo e prendere spunto dalla loro classe e talento? Cosa succederebbe, ad esempio, se un artista come Salmo pubblicasse un disco arrangiato dalla band milanese? A questo punto, chissà che la prossima sfida dei Calibro 35 possa coincidere proprio con il voler spingere i propri limiti in un campo da gioco completamente diverso da quello a cui sono abituati. Di fatto, di musicisti a livello dei Calibro 35 in Italia se ne contano davvero sulle punta delle dita. Perciò, piuttosto che rassegnarsi all’idea di leggere “Decade” con la pronuncia italiana e considerare questo tipo di album un prodotto “in via d’estinzione” nel nostro Paese, auguro alla band un altro decennio produttivo almeno come il primo appena trascorso. Con la speranza che a qualcuno prima o poi venga in mente di imitarli.

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