13/09/2018

C'è un senso di precarietà, disordine e letti non fatti in questo "Latte di soia" di Postino, cantautore che rielabora in canzoni sghembe e con qualche intarsio di elettronica la sua vita da studente di Medicina. Ne viene fuori un disco sicuramente disomogeneo, ma con qualche grumo denso di qualità e che, alla lunga, si lascia ascoltare e soprattutto riascoltare. Infatti la cifra stilistica di Postino stesso ci pare proprio quella della "seconda opportunità", ovvero quella caratteristica per la quale determinati artisti la prima volta che li si ascolta non fanno né caldo né freddo ma poi, a un secondo avvicinamento, si scoprono per il valore che hanno, per altro notevole.

Pezzi come la stessa "Latte di soia" ma anche "Blu", "Fuori dalla disco" o "Anna ha vent'anni" sono tutte tappe fatte di storie piccole così ma non per questo di valore inferiore, anzi. Postino da Firenze sembra, in un certo qual modo, imbracciando una chitarra scordata o una tastierina Casio di seconda mano, che l'unico modo per raccontare questo nostro contemporaneo è essere imperfetto, un po' stropicciato e alle volte mezzo addormentato proprio come le nostre vite, passate tra le lezioni all'università, gli apertivi nei bar e i tempi morti sui mezzi.

Questo è un bel disco, davvero un bel disco, che non farà gridare al miracolo nessuno ma in fondo cosa importa? La cosa che davvero conta è avere bene in chiaro quale sarà il prossimo concerto in zona e di ricordarsi di comprare il latte di soia. Dato che quello che abbiamo in frigo è scaduto da un pezzo.

Commenti (1)

  • giuseppecatani 8 giorni fa @giuseppecatani

    Ogni postino che si rispetti vive in un eterno senso di precarietà, disordine e letti non fatti!

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