06/12/2018

Recentemente, dopo un sacco di tempo, sono stato a Roma. Tornarci dopo aver passato mesi ad ascoltare ininterrottamente Carl Brave e Franco126 con il loro fortunatissimo “Polaroid” e tutta la produzione della LoveGang 126/CXXVI dei vari Ketama126, Pretty Solero, Drone126, ASP126 e Ugo Borghetti, sino al primo disco solista di Carl Brave “Notti Brave”, e finire per dissetarsi, come sempre quando si vaga per la Città Eterna, ai nasoni sparsi per le sue strade o leggere SPQR sui tombini della Capitale, lo devo dire, è stata tutta un’altra cosa. Credo che in pochi siano riusciti a raccontare la propria città, con la stessa efficacia e la stessa carica emotiva della LoveGang e in modo particolare di Carl Brave e Franco126. Li abbiamo conosciuti insieme e ora ce li godiamo in solitaria: anche Franco126 infatti è uscito da pochissimo con un pezzone, “Frigobar”, che fa molto ben sperare su ciò che verrà di suo in futuro.

Dall’alto della sua iperproduttività Carl Brave invece non è riuscito a restar fermo, non accontentandosi del successo raggiunto con “Polaroid” e “Notti Brave”, suo primo lavoro solista, disco che ha partorito hit che in questa estate equatoriale abbiamo ascoltato e sentito ovunque a ripetizione, come “Fotografia” con Francesca Michielin e Fabri Fibra o piccole perle di feat. imperdibili tipo “Camel Blu” con l’alfiere dell’indie italico di valore Giorgio Poi, o “Chapeau” con la Lombardia più esistenzialista di Frah Quintale, o ancora collaborazioni importanti come quelle con Gemitaiz, Emis Killa e Coez. Ma anche questa volta Carl sembra non essersi risparmiato.

La prima uscita, di qualche giorno fa, lo ha visto insieme all’intramontabile Max Gazzè in un brano, “Posso”, che è una ballata dal sapore vagamente amaro, che però comunque, anche se siamo a novembre inoltrato, ci fa respirare una volta di più tutta la salsedine di agosto. Se “Argentario” o “Lucky Strike” con Franco126 vi avevano coinvolto non potete restare indifferenti a “Merci” o a un lento spaccacuore tipo la track “Comunque”, mia preferita di tutto l’album, che sintetizza l’incedere sghembo di certi amori (oggi troppi forse) con un “Se mi mancherai non lo so”. Titolo enorme per “Spunte blu” che solo per questo motivo meriterebbe menzione speciale della giuria, con un Gué Pequeno decisamente in forma. La delicatezza di “Mezzo cocktail” scivola via in tre minuti che sarebbe stato bello fossero durati di più, la stessa manciata di istanti di “Ridere di noi” insieme a Luchè. L’ultimo pezzo di questo lp bomba è “Termini”, in cui gli arrangiamenti sono così semplici che rasentano l’essenziale, mentre attorno le luci notturne della città si spengono per far posto alla vita che riprende. Carl Brave stesso, a commento di questo suo ultimo lavoro, dice che “Notti Brave (After)” “è il momento di passaggio tra il buio notturno e le prime luci dell’alba, quando gli strascichi della notte lasciano pian piano spazio alla frenesia e al caos della vita quotidiana”. Un amico ha scritto un libro qualche anno fa che si intitolava “Il superlativo di amare”, parola che non esiste in nessun dizionario, ma se esistesse descriverebbe perfettamente il mood di questo che per me è un disco di altissimo livello.

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