06/02/2019

Un hardcore sporco di noise quello dei Morso, che ha l'unica pecca di essere un po' troppo ripetitivo. Come partenza però non è male e in futuro si può sempre migliorare il tiro. Di zen c'è molto poco: furioso e tagliente, il disco esprime un certo stato d'animo molto lontano da certe filosofie orientali, uno stato d'animo derivato da alcune giornate e da alcuni periodi vissuti dal gruppo. Un disco personale quindi che, a quanto pare, scava all'interno dell'agitato quartetto e butta un occhio anche all'esterno, al rapporto che i quattro Morso hanno con ciò che li circonda. 

Un concentrato di impressioni, pensieri ed emozioni gridate al mondo e gettate fuori rabbiosamente, a suon di hardcore, un hardcore che a tratti si allontana dalla tradizione del genere e tocca il noise, raramente arrivando anche al funk. Un calderone musicale abbastanza libero in cui gli ingredienti vorrebbero aggiungere qualcosa in più rispetto alla ricetta originale, non riuscendo però del tutto nell'intento. L'unico difetto di questo "Lo zen e l'arte del rigetto" è quello di ripetersi un po' durante il suo corso e di offrire solo sporadicamente spunti diversi e interessanti che forse andavano approfonditi di più. Un disco che lascia intravedere percorsi e diramazioni diversi che però non intraprende del tutto e che forse avrebbero dato come risultato un lavoro decisamente nuovo sul fronte hardcore. Ma l'entusiasmo c'è, la carica e la rabbia ci sono e l'idea di ciò che si vuole fare non è poi del tutto vaga. Undici brani brevi e veloci che non si perdono troppo in chiacchiere e arrivano dritti al punto, ma che potrebbero mordere di più.

Un album che certamente dispersivo non è, chiaro nel messaggio che vuole esprimere ma che ancora non mette sul piatto una personalità incisiva. Tuttavia "Lo zen è l'arte del rigetto" rivela il potenziale di un gruppo che può fare molto per questo genere musicale e che in futuro potrà sviluppare meglio molte idee e "creare una musica senza briglie".

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