21/01/2019

Musica che nasce libera e che così si sviluppa: il progetto I Hate My Village si basa innanzitutto su un rapporto impostato su criteri di stima reciproca. Quello di un chitarrista e di un batterista che si incontrano con l’idea di affrontare e approfondire territori conosciuti solo in parte, accrescendo un ottimo feeling e perseguendo un obiettivo comune: non inseguire sirene commerciali o mode passeggere, ma mettersi in gioco e affrontare un nuovo, stimolante livello.
Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours) provano a farlo divertendosi e mettendoci energia e passione; alla base ci sono le esperienze maturate dai due con artisti africani, Bombino e Rokia Traoré, e la fascinazione per un universo sonoro da esplorare, ancora così poco conosciuto dalle nostre parti.
Tra questa idea e la sua effettiva realizzazione c’è l’intervento di Marco Fasolo (Jennifer Gentle) che ha prodotto i brani, occupandosi dei suoni in maniera impeccabile, e quello di Alberto Ferrari (Verdena), a cui le composizioni sono state inviate con l’auspicio, perfettamente realizzato, di ottenere in cambio linee di voce originali e un cantato inconfondibile.

Il primo album di I Hate My Village ha dunque un suono ibrido, che mescola matrici blues a suggestioni afro, funk e prog a ritmi frenetici, risultando moderno e decisamente originale. Ascoltando i brani, a trasparire è una certa autonomia compositiva, in cui si distingue un nucleo di idee nate dall’improvvisazione e un attento lavoro di messa a punto degli spunti iniziali, che pur mantenendo uno stile costante, conserva momenti di forte personalità. Dall’apertura sincopata di “Tony Hawk of Ghana” si passa così per le avvolgenti atmosfere horror-cinematografiche di “Presentiment”, i giochi ritmici di “Acquaragia”, gli slanci irresistibili di “Tramp”, il ritmo forsennato e travolgente di “Fare un fuoco”, gli energici cambi di intenzione di “I ate my village”, fino alla morbida “Fame”, ammaliante e psichedelica, probabilmente il momento di maggiore spessore dell’album.

Colori vivi e suoni caldi: “I Hate My Village” è un inno all’osservazione e alla scoperta, alla curiosità e alla multiculturalità. In questo momento ce n’è davvero bisogno.

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La recensione I Hate My Village - Recensione - I Hate My Village di Fabio Piccolino è apparsa su Rockit.it il 19/07/2019

Commenti (1)

  • Francesco Di Santo 3 mesi fa @engramedia

    Bell'album... fortunatamente ogni tanto si trova qualcosa d'interessante.
    Complimenti.

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