14/05/2019

Nel 2016. quando è uscito il suo primo album, "Il cielo rosso è nostro", avevamo  parlato degli Egon in maniera positiva, salutandoli come epigoni, tra i più interessanti, della lezione che i Massimo Volume hanno dato/lasciato a tutta la musica cantautorale post-rock italiana dagli anni Novanta ad allora. Ebbene, dopo tre anni, ci ritroviamo con questo "Leicht" in cui quelle buone sensazioni si sono tutte confermate e, anzi, la band di Sassari ha superato anche le più rosee delle aspettative. Partendo dal presupposto che, e basta ascoltare la prima canzone "Quindici gennaio" per comprenderlo, i Massimo Volume sono ancora una stella fissa, gli Egon hanno realizzato un disco molto più maturo dei precedenti, forse non "il lavoro della maturità" ma sicuramente la strada è quella giusta. Ma che strada è quella degli Egon? Una strada fatta di testi e suoni profondi, dove ogni cosa, ogni elemento atto a costruire il disegno più grande del disco brilla di un'importanza immane. Il problema è che, appena uno di questi viene meno, ecco che tutto il castello "cade". Ne è esempio "Amnesia" dove il testo non è a livello degli altri e quindi il risultato è molto meno felice. Tuttavia, complessivamente, i sardi riescono a costruire un discorso autorevole e molto godibile: bene così, avanti in questa direzione insomma. 

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