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album Parlo ai cani - Da BlondeDisco della settimana

recensione Da Blonde Parlo ai cani

2020 - Lo-Fi, Pop rock

RECENSIONE
08/05/2020

Che Napoli fosse una straripante fucina di talenti è cosa nota, negli ultimi anni, però, la nomea del capoluogo partenopeo è stata fin troppo relegata ai fasti dell’odierna scena rap. Scena rap, storicamente fervida, che ha di recente vissuto un nuovo rinascimento sospinta dalle favorevoli folate di vento del successo di Gomorra. C’è chi, attraverso la serie televisiva, ha conosciuto Enzo Dong, chi ha scoperto Ntò, colonna portante dei leggendari Co’ Sang, ma relegare la proposta napoletana a un'accozzaglia di barre serrate e ritornelli neomelodici, risulterebbe sicuramente riduttivo. Come ammettere di conoscere la cucina tipica ed essersi limitati a mangiare una pizza.

Sensibile, scelta come colonna sonora per l’omonima serie tratta dal best seller di Saviano, è la ciliegina sulla torta di un percorso che ha portato questa giovane artista a prestare la voce per importanti progetti urban concittadini, dal già citato Enzo Dong, sino a Luchè. Ma quella di Da Blonde non è una voce che si limita a suonare fuori dal coro all’ombra del Vesuvio, stiamo parlando di una vera e propria mosca bianca sul territorio musicale nazionale. Mosca bianca trasformata in farfalla, ora che ha finalmente trovato il coraggio per esprimersi in tutta la sua straordinaria essenza.

Si chiaro, Da Blonde non è mai stata una rapper, ma abbandonare le sonorità più in voga nello Stivale per rivolgersi a un pubblico dall’estrazione e dai gusti completamente differenti, abdicare alla visibilità riflessa garantita dal successo d’interpreti di quel calibro in un momento storico come questo, non si rivela essere esclusivamente una scelta coraggiosa a livello artistico, quanto una vera e propria presa di posizione ideologica.

L’Italia, a dir la verità, pullula di bravissime artiste dream pop, interpreti che, però, generalmente cantano in inglese e, per lo stesso motivo, spesso non vengono apprezzate fino in fondo, perlomeno, all’interno dei confini segnati dalle Alpi e dal Mare Nostrum. Daniela ha mosso i suoi primi passi all’interno dell’ambito musicale come vocalist per le serate techno, va da sé il legame che intercorre nella nostra nazione tra queste sonorità oniriche e il movimento elettronico. Se dovessimo invece partire da un humus di fondo urban, potremo persino citare Marina, ma rientreremmo erroneamente in un sottogenere che, se volessimo usare un termine internazionale, potremmo definire cloudy.

Parlo ai cani, invece, - il primo vero album dream pop in italiano che il sottoscritto abbia mai ascoltato (sono pronto a piacevoli smentite)- si distacca completamente dai retaggi dell’artista napoletana per abbracciare, coadiuvato dalla sapiente regia di Giuseppe Fontanella dei 24 Grana, un rock dalle tinte lo-fi e dalle sfumature ipnotiche, cornice perfetta per i testi soavi e intimistici di Daniela.

Sembra di ascoltare i Daughter, ma distinguendo ogni singola parola. Mi assumo la responsabilità di questa mia affermazione. Un vero e proprio bijoux.

Tracklist

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