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album Spazio - ArieteDisco della settimana

recensione Ariete Spazio

2020 - Pop, Indie, Urban

RECENSIONE
15/05/2020

Sui palchi dei talent televisivi, non di rado, fanno capolino talenti inespressi. Giovani compositori che, a differenza dei propri compagni più anziani, non cercano un ultimo disperato tentativo per svoltare le proprie carriere, quanto una scorciatoia, un primo passo ideale all’interno del concreto mercato musicale. Ragazzini che preferiscono riversare i propri pensieri nelle strofe di una canzone piuttosto che nelle pagine di un diario, chiusi nelle proprie camerette, portabandiera 2.0. della poetica hikikomori già profetizzata da Contessa. I migliori ai talent spesso sono gli inesperti, pischelli privi di pregiudizi, liberi di sbagliare, cui destino non è necessariamente legato alle sorti del programma.

Pop è quel termine tanto bistrattato che, anteceduto da un'altra parola, assume sempre tutt’altro valore. E Bed room pop è effettivamente la definizione che suona più calzante, per descrivere Spazio, l’ep di debutto di Ariete, giovane cantautrice romana, passata per le fila di X-Factor, ed ora scritturata dalla più famosa delle realtà indipendenti nazionali, la Bomba Dischi. Bed room pop, un’etichetta talmente vaporosa da non risultare limitativa, il theme from the cameretta riassunto di tutto quello che può essere racchiuso entro quattro mura coperte di poster, il microcosmo autarchico in cui ogni adolescente sopravvive, una zona franca limitata, ma totalmente autosufficiente, potenzialmente infinita grazie all’immenso potere di internet.

Bed room pop che sta al cantautorato come il soundcloud rap all’hip-hop: non si limita a esserne la rivisitazione adolescenzial-casalinga, ma ne evolve i topoi per trasformarsi in una vera e propria manifestazione generazionale. Il malessere di una wave cresciuta senza punti di riferimento fissi, lo spaesamento di ragazzi che, non avendo un vero nemico da combattere, si riflette in una totale anarchia compositiva, nella libertà di attingere da ogni movimento culturale con la genuina incolpevolezza della giovane età. Art pop, dream pop, graffiti pop, itpop, sono tutte definizioni perfette e approssimative, sei tracce che racchiudono tutto, dallo spleen calcuttiano alla semplicità comunicativa di Gazzelle, la malinconica psichedelica dei Daughter e dei Tame Impala, l’ingenua dolcezza delle nuove cantautrici come Laila Al Habash, le strofe rappate sui giri di chitarra acustica à la Selah Sue.

Un debutto che ricorda l’ultimo lavoro di Birthh, Whoa, ma in italiano, un disco che è più facile riassumere con una frase tratta dall’unico featuring presente, quello con Drast de Gli Psicologi in Riposa in pace: Scambiare la DAM Tower per la Torre Eiffel\Comprare i cereali in chimica con te. Strampalato e fosforescente, triste ma mastodontico.

Ariete è la reincarnazione urban del Francesco De Leo ai tempi de L’Officina della Camomilla. Fresco e acido come un limone verde. Adorabilmente acerbo, perfetto così.

Tracklist

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