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RECENSIONE
19/02/2021

Si apre con i versi del poeta cinquecentesco Luigi Tansillo il primo album del cantautore emergente Giovanni Salvagnini: il titolo scelto è un omaggio capovolto all'esordio di Rino Gaetano, quell'iconico Ingresso Libero che per l'occasione diventa Vietato l'Ingresso (ai non addetti ai lavori). Prodotto, scritto e arrangiato dallo stesso autore, il lavoro si configura a partire dal titolo come una sorta di premonizione che dopo qualche ascolto prende la forma di minaccia vera e propria.

Si tratta di un disco di quindici brani (e una poesia introduttiva) che quasi mai si fermano sotto i quattro minuti di durata, scelta decisamente coraggiosa per un esordiente. I testi di Salvagnini seguono un percorso tematico che porta l'autore a parlare di amore, metafisica, incomprensioni e ad innalzare una nuova quarta parete tra artista e pubblico, composta da pesanti mattoni che vogliono rappresentare le difficoltà comunicative che sorgono quando si sale su un palco per rivelare i propri sentimenti e le proprie emozioni. Una distanza che sinceramente ci sembra abbastanza difficile da colmare con la proposta artistica di Salvagnini: il suo è un cantautorato audace, con i testi come vero punto di forza (l'unico?), accompagnati da un arrangiamento scheletrico, minimale. Il problema piuttosto sta nelle palesi e volute stonature, che si pongono come mezzo straniante tra il nostro ascolto e l'innegabile qualità testuale. Quella del cantautore è una provocazione che, eccetto in alcuni episodi come Valentina, crea un effetto disturbante superabile soltanto con una volontà di ferro. Immaginatevi lo spirito irriverente del primo Giovanni Truppi (solo lo spirito però) che si incontra con l'anima più sbronza di Vasco Brondi e il cervello di Lodo Guenzi sotto anfetamina: questo più o meno dovrebbe bastarvi a descrivere l'effetto dissacrante di questo disco. Salvagnini dimena letteralmente la voce, stonando talmente tanto da farci dimenticare cosa sia un brano effettivamente cantato, creando i presupposti migliori per una fuga di massa nonché un'arma di distruzione di massa contro i nostri odiati vicini. Certo, poi esiste anche l'inesperienza, ma l'idea che tutto questo sia assolutamente ricercato e desiderato in qualche modo cattura in maniera viscerale il nostro interesse. In un certo senso diventa incredibilmente affascinante.

Siamo di fronte, ancora una volta, al classico dilemma che si ripropone ogni volta quando si ascolta qualcosa di assolutamente non convenzionale: abbiamo davanti un genio o semplicemente un pessimo cantante? Nella seconda ipotesi proviamo comunque una simpatia incondizionata verso questo ragazzo che, ripetiamo, scrive davvero molto bene.

La risposta non esiste e non la troveremo mai, è la tipica situazione da amore a prima vista o rifiuto immediato ed eterno. Resta comunque un'esperienza da provare, tenendo conto del monito contenuto nel titolo: Vietato l'Ingresso.

Tracklist

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Commenti (1)
  • marchetto 8 giorni fa

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