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RECENSIONE
16/03/2006

Entri e trovi la porta vuota. L’interruttore della luce scatta, passi rimbombano nel vuoto rimbalzando contro le pareti. Storie di ordinaria solitudine. Storie di storie d’amore che si rompono, frangono, spezzano, e spaccano una vita intera in due. Il Noi si trasforma in un prima, travolgente e naufragato, e in un dopo, difficile e lungo e potenziale e nuovo. L’hardcore è il momento che ne sta in mezzo, l’unicum temporale vero e definitivo nel flusso insensato del succedersi degli eventi. Poi la vita va avanti, sempre e comunque, e rimane un dolore latente incontrastabile e nostalgico, una sorta di epica tristezza e di lenta malinconia. E questo è il post-rock.

Fine Before You Came.

Nome meraviglioso e poetico che – come un logo azzeccato – racconta perfettamente l’attitudine, lo stile, i valori e l’immaginario di questa band 100% Scena, che appunto macina chilometri hardcore con ampi passi a ritmo post-rock. E omonimo è questo loro nuovo progetto, aspettato ma sorprendente, che richiede attenzione fornendo tutti gli strumenti e i motivi per concedergliela.

Un Dvd curato da Antonio Rovaldi e musicato dai Came. Un racconto ispirato alle fascinazioni romantiche dell’amore, paesaggi urbani che si riallacciano a stati d’animo, finestre e porte chiuse, camminate sotto il sole che supera le barriere dei palazzi e si mangia la strada. E – soprattutto - un disco, realizzato con l’aiuto fondamentale di due etichette indie importanti come Black Candy e I Dischi De L’amico Immaginario, che non saranno SxE ma forse non è più il tempo di chiudersi in cameretta. Registrato in maniera assolutamente egregia, con contrappunti chitarristici esaltanti e una cura delle dinamiche clamorosa.

Racconta una storia, e come un’opera globale utilizza più linguaggi, senza però perdersi in un assalto ipercomunicativo inconcludente. CD+DVD+libretto testi, il tutto in un digipack curatissimo e caratterizzato da una grafica di gusto quasi svizzero, pulita ed elegante. Lascia da parte le icone e i personaggi, si concentra sul sentimento. La parte emozionale esplode nelle urla che irrompono sulla dimensione para-teatrale che caratterizza il cantato, brucia nelle immagini della città che si disgregano in sincopi improvvise.

Brividi lungo la pelle come lungo i bordi. L’approccio dei Fine Before You Came è tocco creativo caratterizzante, cosa che li rende una band poco incline al paragone, anche rispetto ad esempi altri all’estero. Come i Massimo Volume apprezzano il post-rock e le storie. Stupisce dirlo, e risulta impossibile tracciare una linea retta tra i due gruppi, che appaiono distantissimi monti e mari. Ma entrambi conservano e curano una stessa indole nel pensare la musica: e cioè piegare il linguaggio alla narrazione. L’attorno si forma con il compasso puntato sui personaggi e sui loro luoghi psichici. In un gioco di rimandi si mischiano linguaggi senza perdere le sensazioni trainanti. L’hardcore e il post-rock. Lo screamo e gli arpeggi lenti. La solitudine dentro la città, che amplifica le mancanze e esalta gli stimoli. La separazione e ciò che resta. Ecco cosa vuol dire “Fine Before You Came”. Che ad un certo momento tu la tua idea la tua presenza e la tua assenza siete arrivate. E io non c’ero o non bastavo.

Tracklist

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