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recensione Africa Unite Controlli

Venus Dischi 2006 - Reggae

RECENSIONE
18/05/2006

Potrebbe sembrare persino controproducente parlare sempre bene degli Africa Unite, quasi li si voglia incensare ogni qual volta tornano in scena con un nuovo album. Eppure faremmo loro un torto se ai toni entusiastici preferissimo pacati commenti per raccontare di “Controlli”, sesto disco di inediti da quando la ragione sociale consta di una lettera in meno. Perché dei 12 brani presenti sul cd non solo fatichiamo a trovare qualche nota o suono fuori posto, ma l’aspetto che più sbalordisce è la (consueta) capacità di rinnovarsi ancora una volta senza mai abbandonare lo stile di riferimento. Uno stile che – siamo tutti d’accordo, no? – negli anni è diventato “marchio di fabbrica” sempre più emergente rispetto a quel genere – il reggae – dal quale i Nostri hanno preso le mosse.

Sicché, per spiegare il sesto tassello della discografia, dovrebbe bastare quel detto tanto abusato che recita “Tutto cambia, niente cambia”. Anche se in realtà il primissimo approccio potrebbe farvi storcere il muso, col tempo verrete letteralmente rapiti da quest’ora di scarsa musica in cui Madaski sembra ritagliarsi qualche spazio in più del solito a dispetto di un Bunna che sacrifica (relativamente) il suo ruolo. In realtà viene ripensato il compito del vocalist a favore di un’elettronica ancora più avvolgente e quasi mai sfacciatamente dub, quasi che la classica metamorfosi a cui il gruppo di Pinerolo ci aveva abituato da sempre voglia essere appositamente evitata. Non sorprenda, ad esempio, il fatto di recuperare “Once in a lifetime” dei Talking Heads, riletta qui in una versione che se nel ritornello richiama ritmi caraibici, nelle strofe si adatta alle cure delicate di Madaski. Non si tratta comunque del brano migliore, essendo altri gli episodi che più incitano al repeat; ad iniziare da “Amantide”, il singolo con un featuring vocale di Natasja e un pattern ritmico azzeccatissimo che lo rende persino radiofonico, passando per gli altri due pezzi caratterizzati da altrettanti featuring: il primo (“Watch out”), con la voce di Michela Grena dei B.R. Stylers, il cui minutaggio su disco é solo poco meno di 7’, giusto il tempo di un assaggio che dal vivo diventa un’esperienza ai limiti della trance, mentre il secondo (“Vertigine”) si fregia della presenza di Raiz, in una perfetta commistione tra quello che potrebbe essere un supergruppo ideale chiamato AlmaUnite. E poi c’è “Sotto pelle”, l’unico rimando palese alle radici che le onora egregiamente, piuttosto che “Il segreto del numero scomparso”, uno dei tanti esempi di cosa significhi sperimentare senza annoiare.

Altro aspetto da sottolineare è il peso specifico di Madaski negli equilibri complessivi dell’opera, evidente anche durante le date della tournée supporto del cd. L’autore di “Distorta diagnostica”, infatti, non sembra limitarsi ai ricami, ma sale prepotentemente in cattedra rinunciando al classico “gioco di sponda”. E anche se i credits dicono il contrario, ci sentiamo di accreditare esclusivamente a lui canzoni come “In nomine” e “Beatkilla”, perché calzano esattamente al suo modo di fare e pensare musica. Tuttavia non si dimentichi l’apporto fondamentale di Paolo Bellini, bassista e mente nei già citati B.R. Stylers che affianca la band non solo dal vivo ma insieme a Madaski è responsabile della produzione artistica dell’ennesimo (capo)lavoro.

Alla faccia di chi pensa che “ormai han detto quello che avevano da dire, un'altra "Ruggine" o "Salmodia" non la scrivono più, ammettiamolo...”. Per fortuna aggiungiamo noi!

Peccato solo manchino i testi nel booklet, reperibili però direttamente sul sito della band nella sezione dedicata a “Controlli”.

Tracklist

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Commenti (7)
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  • Faustiko Murizzi 30/05/2006 ore 09:47

    lassa perde tu... sei ancora lì che aspetti che gli after riscrivano un'altra volta "male di miele" piuttosto che "germi"...
    :[

    > rispondi a @faustiko
  • Nicola Bonardi 30/05/2006 ore 10:10

    rigolin reazionario!!!
    :]:]:]:]:]:]:]:]

    > rispondi a @nicko
  • Sn 30/05/2006 ore 20:01

    a me e' piaciuto...mi piaciono gli Africa e mi piace Madasky. meno reggae ma piu elettronico.

    l'insieme di cio che ci hanno proposto gli Africa in questi anni più quel DanceOrDie che ancora naviga sulla mia scrivania.:)

    > rispondi a @sn
  • Faustiko Murizzi 30/05/2006 ore 23:50

    "Dance or die" è un'altra figata di disco...:)

    > rispondi a @faustiko
  • Sergio 03/06/2006 ore 21:27

    Ma a me sinceramente questo disco fa cagare, come mi fa cagare Dance or Die di Mada che secondo me ha un "taste", un gusto musicale da "alba dei morti viventi".:[

    > rispondi a @sergio
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