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RECENSIONE
21/02/2000 di Andrea "Rui" Scanzi

A quattro anni da Macramè, è finalmente uscito il nuovo disco di Ivano Fossati, La disciplina della Terra. Solitamente innumerevoli le collaborazioni (Roberto Gatto, YoYo Mundi, London Session Orchestra...) e felicissima la decisione di tornare all'uso della chitarra elettrica, assente da molto (troppo) tempo. L'inizio è di quelli che si ricordano: La mia giovinezza, dallo scoperto nonché ispirato autobiografismo, poggia sullo strano connubio fisarmonica/chitarra elettrica/percussioni/glass flute ed è simile alle atmosfere di Macramè, mentre Treno di ferro, dedicata "ai ragazzi che partono, in pace e in guerra", come recita il 'sottotitolo', è uno dei capolavori assoluti dell'artista, vicina all'altrettanto grandiosa Dieci soldati, presente in 700 giorni. Dopo questo 'dittico elettrico', Fossati torna ai tenui toni dell'amato pianoforte, avvolgendo di atmosfere jazz la title track (altra gemma), Invisibile (con un violoncello da brividi), la meno convincente Sono tre mesi che non piove (scritta originariamente per Tosca) e la splendida Angelus. Il 'quartetto pianistico', unito al traditional La rondine (duettato con Luvi De Andrè) ed alla straniata Il motore del sentimento umano, in cui ritorna il tema dello spiazzamento temporale ("Che tempo è questo/che tempo/che strada e che ora del giorno è"), danno però al lavoro - e qui sta l'unico neo di un quasi-capolavoro, assieme ad una certa enfasi che qua e là traspare nel cantato - un'atmosfera lievemente monocorde, che poco lascia spazio ai cambi di ritmo 'promessi' dai primi episodi e a quelle sperimentazioni musicali che, da sempre, appartengono al repertorio dell'artista. La disciplina della terra termina con due strumentali, Dancing sopra il mare e Finale: i brani, uniti dalla voce recitante di Mercedes Martini e malinconici come le scie deandreiane de Le nuvole ed Anime salve, lasciano presagire - come la traccia conclusiva di Macramè, Speakering - un prossimo lavoro instrumental di Fossati. La vera pentecoste dell'album è però Iubilaeum Bolero, folgorante elogio della lucidità e feroce satira contro la superstizione travestita da religione, nell'anno 'santo' del Giubileo. Il testo, ricercato eppur chiarissimo, è figlio del Fossati più indignato (quello di Discanto e Lunario di Settembre), mentre l'impianto sonoro spazia tra cori giubilanti, percussioni eretiche ed un fulmine che, per somma ironia - considerando il rigoroso agnosticismo dell'autore - va ad incenerire le processioni bigotte, emblema di un'umanità malata. Proprio come dovrebbe fare, se esistesse, una giustizia divina: "Tutto questo va verso l'alto/come un fiume verticale/a fulmine di spada". Un grande ritorno, per uno dei pochi autori italiani che sa ancora dare un senso, una profondità, una valenza poetica, alla parola cantata.

Tracklist

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