Non Voglio che Clara MacKaye 2023 - Cantautoriale, Rock, Pop

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Possono Battisti, i Fugazi e Robert Miles coesistere? Nei ricordi dei Non Voglio che Clara sì. Le dieci tracce di MacKaye ci raccontano com'è guardarsi indietro

"Ma precisamente, questo MacKaye, chi è?" Non è certo una domanda illecita quella che verrebbe da porsi approcciandosi a MacKaye, appunto, sesto album dei Non Voglio che Clara. "Qualcuno un giorno si alzerà con i figli già cresciuti, senza preoccuparsi mai di chi fosse Ian MacKaye, in sella ai motorini, coi loro piccoli guai", così la title track del disco ci introduce a questa figura, della cui esistenza molti mai si preoccuperanno, presi dai problemi e dai pensieri della vita di tutti i giorni.

Ian Mackaye, oltre ad essere l'ispirazione per il titolo del nuovo album della band bellunese, è un artista dalla carriera più che florida che annovera la militanza, tra gli altri, in gruppi quali Fugazi e Minor Threat. Nomi non certo di secondo ordine, ma, allo stesso tempo, non così noti ai più. Da qui la lecita domanda sull'identità del Nostro. Band non più in attività, ma ben vive nei ricordi ormai lontani "E spero che anche tu stia bene e che non ti manchi niente a parte, ovviamente, la tua gioventù." recitano i versi finali di MacKaye

Quindi dal disco dei Non Voglio che Clara bisogna aspettarsi sonorità hardcore, come quelle dei gruppi sopracitati? Troppo facile così. Dall'Ian Mackaye della prima traccia si passa a Lucio - Battisti, ça va sans dire - "so guidare a fare spenti come Lucio" chiara citazione a Emozioni; per arrivare a Miles (Robert, quello di Children). I riferimenti a questi artisti non si trovano solo nei rimandi dei testi, ma anche nelle sonorità e negli approcci

MacKaye - l'album - è infatti un lavoro pregno di suoni, riferimenti e attitudini. C'è il rock alternativo, tanto evidente nella componente chitarre. C'è la dimensione cantautoriale, forte nell'approccio e nella scrittura. Ma ci sono anche l'elettronica e il pop, nei suoni e nelle produzioni, che rendono il lavoro godibile anche nella forma e non solo (come spesso capita nel genere) nella sostanza. Il tutto amalgamato in dieci tracce che gettano uno sguardo sul passato.
 
Un tempo in cui si mischiavano nelle orecchie le note di Fugazi, Battisti, Miles e chissà quanti altri, come a tutti d'altronde capita, soprattutto in giovane età. Lo sguardo verso questi momenti, però, non è malinconico: semmai rassegnato. Al tempo che passa, alla vita incasellata in schemi soffocanti e "banali": "dopo lavoro c'è da correre a pilates", poche parole da Pilates che rendono perfettamente il senso di quella vita di corsa, asfissiante, tra lavoro e palestra, tra obblighi e imposizioni sociali. Non certo quello che sognavamo da adolescenti ascoltando i Fugazi.
 
Piccola nota autobiografica in chiusura: se andate per i trenta (come il sottoscritto), questo disco vi piacerà in un modo speciale, ma non per questo scevro da sofferenze, anzi. Buon ascolto. 

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La recensione MacKaye di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2024-01-31 17:33:00

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