Tra stanze, spettri e sogni: l’eleganza malinconica di un EP in bilico tra luoghi fisici e immaginari.
La cosa che salta subito all’occhio – anzi, all’orecchio – sin dal primo ascolto di Undici, il nuovo EP di Marta Guidoboni, è il suo legame strettissimo con una costellazione di ambienti reali e immaginari che hanno segnato il percorso umano e artistico della cantante ferrarese.
Prodotta dall’etichetta bresciana Oyez!, la nuova prova sulla media distanza dell’artista classe ’96 si muove infatti con passo leggero tra stanze in penombra dove si fissa il soffitto con la testa piena di pensieri (Smetto col pane) e brumosi prati della Pianura Padana attraversati da presenze sottili e malinconiche (Fantasmi), prima di alleggerirsi e prendere quota verso territori onirici e sospesi (Sogni).
Luoghi concreti e interiori che popolano la mente della cantautrice come figure evanescenti, simili a spettri che abitano una casa visitata dal tempo, ammantata da un sottile velo di polvere. Sono immagini che emergono per ricordarci che la vita è un continuo mutare: piccoli e grandi cambiamenti che, pur tingendo il passato di una tenera malinconia, ci impediscono di rimanerne prigionieri.
Una serie di racconti che non guardano indietro per rimpiangere, ma per capire quanto ci abbiamo messo a diventare ciò che siamo. E l'artista emiliana decide di tradurli in musica attraverso un continuo ammiccamento alla teatralità del baroque pop. Arrangiamenti eleganti che, oltre alla chitarra e al pianoforte, non disdegnano gli interventi di strumenti dal pedigree "cameristico" come archi e clarinetto (Undici e Sogni), capaci di aggiungere alle tracce uno spessore e una grazia dal forte sapore rétro.
Undici è un EP di indubbio garbo, in grado di far crescere in chi lo ascolta unsenso di nostalgia che rimane volutamente indefinita, sfuggente, impossibile da afferrare del tutto. Un lavoro che porta con sé un’eleganza quasi cinematografica, valorizzata dall’ottimo lavoro in studio compiuto dai producer Rareș e Novecento, che cuciono le strumentali addosso alla voce quasi fanciullesca di Guidoboni.
Sei tracce che meritano di essere ascoltate in un posto raccolto, intimo, magari un club di piccole dimensioni, in stile Blue Note. Una cornice decisamente suggestiva, in cui speriamo di poter ritrovare Marta Guidoboni il prima possibile.
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La recensione Undici di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-13 21:55:06

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