Tempi storti e oscure leggende per un singolo ambizioso che inciampa solo dove la voce non tiene il passo.
Ritmi ternari e folklore russo. È questo il distico su cui i Crossin' Midnight hanno deciso di poggiare Baba Jaga, il loro nuovo singolo. A quasi tre anni di distanza dal grunge pearljamiano di Silent Sunshine, il quartetto torinese torna con un pezzo che mescola un imprinting melodico e strutture volutamente fuori dagli schemi.
Il risultato è una traccia che, pur evocando il power pop degli Weezer, si distingue dalle tipiche soluzioni della band californiana grazie all'uso esteso di una batteria in 3/4. Un odd time signature per un brano di matrice chiaramente rockettara, capace di imprimere un andamento dinoccolato, che sembra sempre sul punto di finire fuori tempo, riuscendo puntualmente a ricucire lo strappo proprio sull’ultima battuta.
Paradossalmente, quando nella seconda parte la traccia si riveste di un’aura più articolata, a tratti persino vicina al progressive - soprattutto grazie a un assolo di chitarra che sfoggia sonorità e tecnicismi figli della razionalità robertfrippiana - la struttura abbandona l’irregolarità iniziale per approdare alla più canonica scansione in 4/4. Un ribaltamento di prospettiva che rafforza inevitabilmente la tensione del pezzo, confermando la volontà della band di dribblare le aspettative di chi ascolta questo loro ultimo singolo.
Soluzioni sonore decisamente interessanti, che purtroppo vengono parzialmente azzoppate da una parte vocale, decisamente poco a fuoco. Il cantato di Christian Amadio, frontman del gruppo, appare infatti asciutto e slegato dall’impianto strumentale: un limite che avrebbe potuto essere tranquillamente smussato con qualche intervento di double tracking e un uso più generoso del riverbero in fase di produzione. Ingenuità tecniche a cui si affianca il vero problema della voce in questo brano: una pronuncia inglese abbastanza dilettantesca, che restituisce più l’impressione di una cover band di provincia che quella di un progetto con l’ambizione di spingersi anche oltrecortina.
Un vero peccato, perché oltre alla parte "suonata", l’estro dei Crossin' Midnight non viene meno neanche sul piano dei testi. Strofe e ritornelli scomodano infatti uno dei personaggi più celebri e inquietanti del folklore dell’Est Europa, la strega Baba Jaga, trasformandola in allegoria dei demoni interiori con cui l’essere umano lotta, tra colpa, fuga e un destino che sembra già scritto.
Don’t kill me Baba Jaga
“It’s only on you”
Set me free, Baba Jaga
“It’s engraved on your soul”
Cantano i Crossin' Midnight nel loro nuovo singolo. A conti fatti, Baba Jaga è un pezzo che sin dal primo ascolto lascia percepire quanto sia stato pensato nei minimi dettagli dal gruppo piemontese, grazie a un mosaico di incastri ritmici e ribaltamenti strutturali capaci di tenere la traccia in costante trazione.
Peccato per l’interpretazione vocale, che – complice in primis la pronuncia anglofona tutt’altro che perfetta – finisce per attenuare l’effetto sorpresa che il brano cerca (e in più punti riesce) a creare. A questo punto le strade percorribili sono due: una profonda e proverbiale "sciacquata di panni" nel Tamigi (e non nel vicino Po), oppure l’azzardo di iniziare a proporre qualche strofa in italiano. Due soluzioni diverse ma entrambe valide, che potrebbero togliere quel velo di sciatteria tipico delle band che ancora faticano a maneggiare l’inglese come si deve.
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La recensione Baba Jaga di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-13 00:00:00

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