29/01/2008

Premesso che fare una recensione di un disco avendolo ascoltato solo 2 volte non è un granchè, anzi mi sembra alquanto stupido e riduttivo, specialmente quando si tratta di un disco tanto atteso e, per certi versi, Importante come questo 4° lavoro in studio dei Baustelle. Ma così è, dicono alla Warner (cioè la major che, da "La Malavita", uscito lo scorso anno, stampa i dischi dei Baustelle), nessuna copia promo nessuna fuga di notizie nessun mp3 (aiuto! terrore!) a circolare su internet prima della “data di pubblicazione ufficiale” (oh madonna, siamo nel 2008...). Misteri della discografia. Anzi, evidenze di una discografia che dimostra fino alla fine di non sapere affrontare (e si che dovrebbe anticiparli) i cambiamenti strutturali del sistema-musica. Ma tant'è...

Detto questo, che suona come una premessa fuoriluogo, ma che in realtà è parte integrante di una (possibile) analisi di un disco del genere, perfetto figlio del tempo in cui viviamo, ci prestiamo al gioco, non perdiamo altro tempo e ci concentriamo sulle sensazioni lasciate -ripeto- dai 2 ascolti fatti qualche giorno fa, in una stanza all'8° piano di un palazzo con (splendida) vista su una (mediocre) Milano gelida di metà gennaio.

Ed è proprio Milano l'asse di rotazione su cui il Pianeta Baustelle compie la propria rivoluzione. Milano che fa da sfondo/vetrina/musa ispiratrice alle stanze di vita quotidiana messe in versi da Francesco Bianconi, che mai come in questo disco si dimostra paroliere raffinato e insieme cronista dell'oggi, in un equilibrio non ancora infallibile (alcune cadute di tono ci sono) ma capace comunque di far vibrare e andare a toccare i nervi scoperti di una Società (la nostra, Occidente) alla rovina. Con un'attenzione forte al racconto, cioè spiegare tutto e bene e che non ci siano fraintendimenti. C'è molto di Battiato, specialmente nelle metriche e nei temi (sentite "Antropophagus"), c'è molto di Battisti (e se si parla di classici senza tempo della canzone italiana non può che essere così). Però c'è anche molto e molto altro. Un disco complesso, stratificato. Ricco sia nella produzione che nei temi e nei riferimenti. Decenni di Musica Italiana a tutti i livelli, dicevamo, da Pupo a Paolo Conte, per dirla con una boutade, passando per Tozzi, Samuele Bersani (sentite "Alfredo") e il trittico maudit di sempre Tenco-Ciampi-Endrigo, senza dimenticare alcune cose strettamente recenti ("Baudelaire" sembra un pezzo dei Bluvertigo) o tipicamente baustelliane ("Dark Room" sembra l'evoluzione dissoluta e bossanova di "Cinecittà" del loro disco d'esordio del 2000), mentre i richiami ai Pulp di inizio carriera sono ridotti e quando affiorano sono perfettamente amalgamati nella matrice sonora (penso a "L'uomo del secolo", che fra l'altro è una canzone bellissima e struggente dedicata al nonno di Francesco). Le canzoni come detto vivono ognuna di vita propria, qualcuna più riuscita di altre, di certo spiccano "Il liberismo ha i giorni contati" (per quanto mi riguarda la migliore), la ghost track "Spaghetti Western" o la romantica "L".

Un disco denso e forse difficile, di sicuro non immediato (e spettacolare) come fu "La Malavita" (2005), un disco che si muove su più livelli, dalla citazione trash a quella colta. Per fare un esempio, nel primo singolo scelto (un singolo per promuovere un album? nel 2008?), cioè in "Charlie fa surf" si passa senza soluzione di continuità da una citazione dei CCCP ("e vado in chiesa e faccio sport") al rimando a un opera dell'artista-bluff Cattelan, da un "io non voglio crescere / andate a farvi fottere" a un richiamo (nel titolo) ad "Apocalipse Now" a svariate droghe etc etc. E questo è un esempio. "Amen"  un disco così ricco, così elaborato che in tanti potranno trovarci tutti (e il contrario di tutti) i riferimenti che vogliono. E' un disco molto post-moderno in questo, si presta a tutte le interpretazioni perchè tutte hanno identico peso e 'valore'. Un disco epocale? Generazionale? Non lo so non lo voglio sapere che differenza fa. Ed è proprio per questo, forse, che di tutte le parole che questo disco si porterà appiccicate addosso (e queste mie per prime), non ce n'è poi tanto bisogno. E insistere a parlarne e sviscerarne concetti e sfumature appesantisce troppo la materia che al contrario, mai come ora, ha bisogno di una leggerezza nuova, che è delicatezza&gentilezza, del respiro di tutti, come labbra che soffiano sul fuoco e lo accendono e l'ossigeno liberato gonfia la mongolfiera e poi quella vola via, e noi con lei, in un cielo azzurro ma più azzuro di così non si può. Perchè, forse, la sensazione che lascia un disco come "Amen" è che il "Liberismo ha i giorni contati"', il Mondo è finito e un Altrove è quantomai necessario (e non a caso il disco si chiude su questi versi "sarebbe comodo / andarsene per sempre / andarsene da qui / andarsene così").

Insomma si è capito, "Amen" necessita di grande attenzione e molteplici ascolti. E qui torniamo al discorso di cui all'inizio: questo è un disco (e non a caso ho ripetuto la parola 'disco' svariate volte in questa recensione) lungo lungo lungo, in questa età moderna di singole canzoni, di innamoramenti rapidi e jingle pubblicitari, racconta l'Oggi per assurdo usando un format vecchio come l'album, il disco, appunto (quasi un concept) fuori tempo massimo, quasi un'Antologia del Contemporaneo, come un "Cronache di un weekend post-moderno" di Tondelli, che però è del 1990 e se fosse uscito ai giorni nostri sarebbe comparso/disperso su un qualche blog...

(lo stesso dicasi di questa recensione, x il web è troppo lunga, fuori tempo massimo, etc etc etc.... ognuno ne tragga allora - se vuole- le sue conclusioni)

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Commenti (29)

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  • El 07/03/2008 ore 03:19 @el

    Però perché pensi che facesse finta? Povero tacchinatore! :]

  • DeliriumDoll 09/03/2008 ore 04:15 @deliriumdoll

    Perché era chiaramente falso. Era solo un modo per vedere quale sarebbe stata la mia reazione.

  • SovietStudio 11/03/2008 ore 14:47 @sovietstudio

    Il disco è eccezionale.
    "Charlie fa il surf"mi rimanda nel ritornello a"Gli altri siamo noi"di Tozzi.
    Che tra parentesi a me piace,alcuni suoi pezzi-parliamo dei primi-sono grandiosi.

  • DeliriumDoll 14/03/2008 ore 14:49 @deliriumdoll

    Secondo me, non era un uomo ma una donna...
    Hai letto gli altri messaggi lasciati? Voleva solo vedere che reazione avrei avuto. Un uomo non è così esplicito. Un uomo scriverebbe "ti ho notata.. mi incuriosisci... mi intrighi". Una donna, invece, scrive quello che vorrebbe sentirsi dire.
    Piuttosto, tu che ne pensi dei Bau-stelle? Qui si parla di loro! :)

  • andrea neri 07/01/2011 ore 11:51 @neriandre

    the la's?



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