Vancouver Even my winters are summers 2008 - Pop, Indie, Post-Rock

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Even My Winters Are Summers. Nel parlare di stagioni e di tempo che passa, si evoca sempre quel qualcosa di inspiegabilmente fatuo che vela i pensieri con vagonate di melancolia. Se poi si parla dei propri inverni e delle proprie estati, allora la melancolia si fa più spessa e pesante, le sopracciglia si inarcano nel ricordo e spesso nell'amarezza.

I Vancouver di certo ne sanno qualcosa. In "Even My Winters Are Summers" c'è un'emotività straripante che si espande tra gli arpeggi con la densità del cioccolato, la voce di Alain Marenghi lega dietro di sé strascichi di adolescenza cercando di catturare quella sensazione labile che accompagna il succedersi del tempo e delle speranze. La pacata narrazione dei testi mira proprio lì dove fa più male, scorre lenta e racconta di rassegnazione, sconfitte, ragazze troppo lontane, Charlie Brown che nonostante tutto è sempre un perdente, Morrisey che aiuta sempre a salvare qualcosa, quantomeno le apparenze.

Se però l'ultimo "Great News From The Foggy Town" era pieno di derive post-rock con un leggero ricamo britpop, questa volta i Vancouver si tuffano a bomba nell'indierock anni '90, tra Smashing Pumpinks (l'inizio di "Jennifer" è a un centimetro dal plagio di "Tonight Tonight"), Pavement e Death Cab For Cutie, senza comunque rinunciare alla facilità pop dei ritornelli e delle grandi ballate. Il pericolo, però, sta nel non sapere fare giusta miscela di questo calderone anni novanta. Del resto i Vancouver non condividono con band come i Canadians solo l'ossessione per il Canada e l'estate: c'è anche un tentativo di unione di generi e soprattutto atteggiamenti che a volte riesce, a volte no. Succede allora che l'indolente dondolio post-rock soffochi nelle melodie pop, sterzi in manovre ritmiche poco riuscite e lasci dei vuoti in cui l'emotività è la sola che si mette in salvo, sorridendo affranta.

In generale però, la formula dei Vancouver pare funzionare e reggere per tutte le otto tracce, con qua e là dei picchi di lirismo e ispirazione che lasciano col sorriso stampato sul viso; "Jennifer ('s Unpredictable Happiness)", "The Idler", "Where The Beat Is Happening" hanno ritornelli che si abbandonano improvvisamente alla melodia, i testi allora risaltano e tutto torna magicamente al suo posto. Ci ritroviamo tra le mani canzoni da cantare di notte in spiaggia, o nei tramonti piovosi e metropolitani d'inverno, perché certe malinconie ce le portiamo dietro tutto l'anno. Even our winters are summers, dopotutto.

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La recensione Even my winters are summers di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2008-08-25 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • enver 13 anni Rispondi

    darei un rene per vederli avere successo
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    (ma siccome l'altro rene lo darei per scrivere come Vasco, poi resto senza. allora diciamo il fegato, che come loro Vancouver sanno temo sia destinato a durare poco ancora)
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    in una sola parola: GRANDI.

  • marcos 13 anni Rispondi

    Avevo ascoltato il disco in anteprima, complimenti! Aspetto un live in Veneto