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Descrizione a cura della band

Il disco nasce dall’incontro tra un tessuto post rock abbastanza canonico ed un cantanto fortemente influenzato dal brit, Pulp e Stone Roses su tutti. L’emotività è l’obiettivo fondamentale del nostro modo di fare musica, infatti siamo un po’ i Gigi D’Alessio dell’indie. I testi puntano invece sulla narrazione, e sono dei piccoli racconti, influenzati dai motivi più disparati: un disco degli Smiths come un albo dei Peanuts o un articolo di cronaca nera (Jennifer). Il titolo stesso è una citazione di una battuta finale di una striscia della banda di Schultz che ha per protagonista Charlie Brown (a cui è anche dedicato un pezzo, Pitcher’s Song). In questa striscia Charlie visita la collinetta del lanciatore durante il periodo di pausa invernale e, provando un lancio nell’aria cade all’indietro, come gli capita sempre durante la stagione estiva, dove viene puntualmente scaravoltato dalla battuta degli avversari che non riesce ad eliminare. E qui pronuncia la fatidica frase “Even my winters are summers”. Ecco in questo episodio c’è tutto il disco: il paradosso, la sconfitta, l’ironia un po’ amara e il succedersi delle stagioni.

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