Il Leone verde

Il Leone verde

Riccardo Morandini

2022 - Cantautoriale, Psichedelia, Rock d'autore

Descrizione

IL LEONE VERDE

Il Leone verde, rappresentato nell’atto di divorare il sole, è il simbolo alchemico del vetriolo: un solvente in grado di fondere anche il metallo più tenace (l’oro simboleggiato dal sole). Nell’interpretazione psicanalitica dei processi alchemici, ciò può voler dire ammorbidire gli aspetti più duri dell’Ego. E’ infatti questo il filo conduttore che attraversa il disco.

“Immagine”, la prima traccia, funge da preludio, presentando il vivere per l’immagine di sé, per le identificazioni, nello specchio di Narciso.

Gli altri brani invece suggeriscono degli stratagemmi per evadere da questa prigione egoistica. E quindi la solidarietà e il rivolgersi al prossimo (“Unione”), l’ebbrezza (“Menade”), l’amore (“Farfalle e candele”), la spiritualità (“Candida rosa”) l’arte (“Sole dei sensi”), la natura (“Luce sulla collina”) sono i balsami che ci aiutano a rendere più tollerabile il peso dell’Io.

Il disco è stato registrato presso la sala d’incisione “L’Amor mio non muore” di Forlì, e la produzione artistica è stata curata da Riccardo Morandini e Franco Naddei, che ha dato il suo apporto nell’intessere la veste sonora dei brani, attingendo alla ricca tavolozza di strumenti vintage presente in studio e dando anche alcuni ottimi spunti di arrangiamento. L’ispirazione musicale è molto varia e riflette l’eclettismo del percorso musicale di Morandini, per cui si incontrano ritmi samba, ipnotici bordoni psichedelici, chitarre col fuzz schiettamente rock, contrappunti classicheggianti, armonie jazz, poliritmie afro-cubane etc.


IMMAGINE

All’assenza di idee, di narrazioni forti, corrisponde lo straripare del mare delle immagini. La bellezza viene perseguita ossessivamente e il brutto, l’ordinario, non sono ammessi. Prevale il vivere per l’immagine di sé, fino a non riconoscere più il vero Sè. A tutto ciò si oppone un metaforico invito alla cecità, come nel martirio di Santa Lucia che rinuncia alla vista per tornare a vedere con gli occhi dell’anima e potersi illuminare della luce del divino.

Il brano si poggia su un’oscura linea di basso discendente in Si bemolle minore, sostenuta da una batteria groovy e minimale, tra sospensioni pianistiche e sprazzi solistici a base di fuzz.

UNIONE

Un’umana catena che ci sollevi dal dolore dell’esistenza individuale. La solidarietà come la ginestra leopardiana, indomito fiore che cresce sulle riarse pendici del vulcano. Distogliamo lo sguardo dall’arida terra dell’Io e rivolgiamolo al cielo dell’Altro. Interiorità ed esteriorità, soggetto e oggetto, sono intimamente connessi e si nutrono a vicenda, sinapsi interne a una totalità divina ed eterna, e le individualità, le identificazioni, le divisioni, sono solo lievi increspature sull’immobile oceano dell’Essere.

La strofa si adagia su un tappeto di chitarre liquide, flauti e archi sintetici. Nel ritornello irrompono i bassi del Farfisa synthorchestra, e il pianoforte disegna un motivo ascendente che attraversa tutti gli accordi. L’apertura in 3/4 della seconda strofa ci conduce all’ultimo ritornello che fiorisce ulteriormente tra cori, controcanti d'organo welson e una cascata di arpeggiatori.

MENADE

Il vino, le droghe, il sesso, tutto ciò che rientra nel dominio dell’Ebbrezza, che ci fa uscire da noi, che mescola le individualità nell’unità del Tutto, nel suo cuore pulsionale ed animale, nel suo nucleo eterno. La follia, il Matto in cui non c’è più numero, lo zero, il bambino. La dualità tramonta, vita e morte, gioia e dolore, soggetto e oggetto sono Uno. Beato oblìo di sé stessi.

Melodie dal sapore mediorientale (a ricordare che i culti di Dioniso arrivarono in Grecia dall’Oriente), si librano su un magmatico intreccio poliritmico in 12/8, tra sciami di percussioni e sintetizzatori.

FARFALLE E CANDELE

D’inverno, nel tepore di un interno, trovare riparo dal freddo che ci irrigidisce. Perdersi nel calore, come farfalla alla fiamma. Perdersi così nell’amore che cura dal dolore, sciogliere le tensioni in un abbraccio, brevemente avere sollievo dalla lotta dell’esistenza, per poi tornare più leggeri all’arena del vivere. Perdersi nella madre, nelle acque uterine dell’origine. Perdersi nella donna.

Una soffice strofa adagiata sui flauti del mellotron e su fluttuanti appoggi di chitarra, si alterna ad un epico crescendo che sfocia in una gloriosa fanfara strumentale di ottoni Farfisa.

CANDIDA ROSA

Ci aggrappiamo alle identificazioni e agli attaccamenti per timore dell’inarrestabile flusso del divenire. Anche la spiritualità, la religione stessa, che tanto ci consola dall’impermanenza, altro non sono che desiderio di annullamento e paura di ciò che il divenire porta con sé, del dolore insito in esso. E quindi la tanto agognata unità col divino non è altro che desiderio di morte? Forse solo la poesia può suggerire se l’Assoluto al di là di ogni definizione sia il Tutto o il Nulla, sia il Vuoto o la Pienezza.

Il brano si apre con un arpeggio di banjo che, richiamando un liuto medievale, accompagna la declamazione salmodiante della strofa che esplode in un ritornello mantrico, tra percussioni sferraglianti e ruggenti accordi di organo Hammond.

SOLE DEI SENSI

Sparire nel fare, nella cura per le cose, come in meditazione, dove si svela il rapporto tra materia e spirito. Liberi dal tempo dell’ansia, dell’agire volto ad un obiettivo, nell’unità di sensi e mente.

Un loop pianistico dal sapore minimalista attraversa vari mondi armonici, nei cui anfratti si inserisce la sinuosa melodia della strofa. In sottofondo archi Logan e una samba frenetica sottovoce. Il ritornello apre allo shoegaze e ad una romantica melodia accompagnata da una batteria a tempo dimezzato.

LUCE SULLA COLLINA

Nella natura, nel suo ventre materno, trovare sollievo dalla cultura, dal conflitto sociale. Il respiro si calma, seguendo il rallentare del flusso cosciente e viceversa. Ci si avvicina all’hic et nunc e al tempo eterno del mondo naturale, riscoprendo la nostra parte animale, libera dal fardello dell’autocoscienza… tuttavia è facile scordarsi del fatto che siamo tutti interconnessi per tornare a perdersi nella lotta individualistica. Mentre bisognerebbe perdere sè stessi per ritrovare Sè stessi.

Un delicato arpeggio di chitarra accompagna la morbida melodia della strofa, che si arresta nel sognante lago sonoro di sintetizzatori del ritornello. Dopo il breve dramma di un bridge dagli echi tangheri, ci abbandoniamo al viaggio psichedelico della coda.

Credits

TRACKLIST

Immagine 3’27’’
(Morandini)
Unione 4’06’’
(Morandini)
Menade 4’11’’
(Morandini)
Farfalle e candele 4’15’’
(Morandini)
Candida rosa 3’05’’
(Morandini)
Sole dei sensi 5’00’’
(Morandini)
Luce sulla collina 5’30’’
(Morandini)

CREDITS

Parole e musica - Riccardo Morandini

Riccardo Morandini
voce, chitarra

Alberto Bazzoli
tastiere

Lorenzo Maltoni
tastiere

Roberto Villa
basso
(Unione, Luce sulla collina)

Leonardo Ricci
batteria
(Immagine, Unione, Luce sulla collina)

Eugenioprimo Saragoni
batteria
(Menade, Farfalle e candele, Candida Rosa, Sole dei sensi)


Registrato e mixato presso L’amor mio non muore - sala d’incisione, Forlì, da Franco Naddei

Produzione artistica di Riccardo Morandini e Franco Naddei

Masterizzato presso Lamaestà studios, Forlì, da Giovanni Versari

Grafica e concept di Luca Morandini e Riccardo Morandini

CODICI ISRC

Immagine QM4TW2251203
Unione QM4TW2242764
Menade QM4TW2247685
Farfalle e candele QM4TW2247687
Candida rosa QM4TW2247691
Sole dei sensi QM4TW2247465
Luce sulla collina QM4TW2247693

COMMENTI

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