RUBBERNECK è il primo EP per la band toscana SCRAFFS. Un disco che racchiude i primi singoli usciti durante tutto il 2025 e regala altre due perle inedite: ORAZIO e la cover ABC City (Holograms). Energia, attitudine, ricerca e personalità sono i pilastri di ogni composizione del quartetto. Gli Scraffs non raccontano vite perfette, ma ciò che si nasconde sotto: errori, dipendenze, nostalgie, ricordi, fallimenti, sogni spezzati. Analizzano l’essere umano quando diventa reale, ovvero quando smette di fingere.
“C’è stato un momento dove la musica suonata sembrava persa per sempre. Poi ha deciso di tornare e fare capolino ma lo ha fatto bypassando l’underground accedendo direttamente al mainstream con produzioni infiocchettate di già visto, tirate a lucido per le occasioni mondane. Per chi è della mia generazione però, tutto questo è apparso come ciò che è: business spicciolo. È difficile arrivare al cuore delle persone senza quei suoni sporchi, ruvidi, veri: senza un’attitudine reale non si può sfondare il muro delle emozioni. Beh, gli Scraffs, sono tra le nuove leve che riescono perfettamente in questo”.
Michele Bacci – Producer
Label Manager
TRACKLIST
1 - EIRE HEAD - 3:57
Un incontro con un senzatetto irlandese diventa specchio di quell’adolescenza persa, delle dipendenze, dello smarrimento che tutti temono ma pochi vivono sulla pelle. Il brano invita a guardare oltre l’indifferenza e a vedere la fragilità umana senza filtri. È una celebrazione amara della giovinezza: rabbiosa, confusa, ma ancora capace di sperare. “Brindare con Dio” è il desiderio di sentirsi visti, perdonati, salvati almeno una volta. Eire Head ricorda che dietro ogni rovina c’è una storia, e dietro ogni storia un essere umano.
2 - LOTUS LILY - 3:45
Lotus Lily scava nella nostalgia come fosse una fiamma sopita che chiede ossigeno. Le immagini del passato non vengono idealizzate: fanno male, eppure le cerchiamo per sentirci vivi. Il ricordo diventa rifugio e condanna, un luogo in cui ciò che era sembra più vero di ciò che è. È una canzone sul desiderio di tornare a un tempo in cui la vita non era un peso, e i sogni sembravano possibili. La malinconia, qui, non è tristezza: è una forma di resistenza.
3 - GASOLINE BLOOD - 3:28
Gasoline Blood descrive l’autodistruzione come un istinto seducente, inevitabile, quasi liberatorio. Il protagonista combatte contro un nemico che è lui stesso: desidera smettere di farsi del male ma non sa vivere senza farlo. Le emozioni diventano “cimiteri interiori”, dove la grazia si trasforma in rabbia e la speranza in vizi. Il brano è uno sfogo contro l’idea di migliorarsi: a volte si sopravvive solo accettando le proprie crepe. È il momento in cui si smette di fingere e ci si guarda negli occhi, anche se brucia.
4 - LOTH - 2:44
Loth racconta il bisogno di essere desiderati e il fallimento di questo desiderio, quando diventa dipendenza. È la lotta tra il voler entrare in relazione e il volersi liberare da un legame tossico che svuota di identità. Le maschere sociali, le aspettative, l’apparenza: tutto diventa gabbia, prigionia emotiva. Il brano denuncia la “solitudine condivisa”, quella di chi è circondato ma non visto. È un invito a strappare la maschera e a riconoscersi prima di cercare qualcuno da salvare o da cui farsi salvare.
5 -TIME’S FINGERTIPS - 4:22
Il tempo viene narrato come un dialogo con un sé passato, un confronto tra ciò che siamo e ciò che non abbiamo avuto il coraggio di essere. C’è una rincorsa costante a trattenere ciò che scivola via, come se potessimo riscrivere le scelte perdute. È un brano sul rimorso, sull’incapacità di comunicare, sull’angoscia di arrivare sempre tardi rispetto alla vita. La musica diventa ansia, attesa, corsa: il tentativo disperato di afferrare un istante prima che scompaia. Time’s Fingertips è una domanda senza risposta: chi saremmo se avessimo parlato?
6 - ORAZIO - 3:17
Orazio approfondisce il tema del tempo, ma lo mostra da una prospettiva più ironica e disillusa. Qui non c’è più il tentativo di inseguirlo; c’è l’accettazione che il tempo ci governa e noi possiamo solo riderci sopra. Il brano invita a smettere di pretendere un controllo impossibile e a godersi ciò che rimane. Le scelte di oggi diventeranno dubbi domani: va bene così, nessuno vince questa partita. È un brindisi alla confusione della vita, con un sorriso di chi ha finalmente capito che non capirà mai del tutto.
7 - ABC CITY (Holograms cover) - 2:52
ABC City è la città che annienta l’identità, che inghiotte invece di accogliere. È il simbolo della disumanizzazione urbana: ordine, efficienza, produttività, e anima che scompare.
Il brano descrive l’alienazione come conseguenza della modernità, dove tutti sono ingranaggi, non persone. Il sound grigio e tagliente rappresenta cemento, pioggia, fabbriche e vite invisibili. ABC City è un tunnel senza uscita, un ritratto della società che costruisce muri invece di relazioni.

Rubberneck
Scraffs
Descrizione
Credits
Gli Scraffs nascono nel 2024 da un bisogno urgente e condiviso di trasformare il caos in suono. Le loro chitarre si sfidano, la ritmica pulsa come un cuore impazzito, e la voce oscilla tra dolcezza e rabbia, catturando ogni tensione emotiva.
Sul palco non cercano semplicemente il pubblico: lo travolgono, lo risucchiano dentro un vortice di energia e suono. Ogni esibizione lascia un segno, una traccia che resta e si imprime nella memoria, come un ricordo scolpito nella melodia stessa. Gli Scraffs non suonano solo canzoni: generano esperienze da vivere fino all’ultima nota.
Gli Scraffs sono: Leonardo Randazzo e Dario Aveotti alle chitarre
Daniel Stephens al basso e voce
Cristian Basile alla batteria
COMMENTI (1)
Questi suonano davvero!!!💪