Discende da una razza antica Stefano Barotti e per questo ci piace. La sua musica ha il DNA del cantautorato più genuino, quello che nel nostro paese rischia l'estinzione a forza di essere clonato e riprodotto come un qualunque bene di consumo. A qualcuno potrà sembrare un conservatore, perché non strizza l'occhio a soluzioni sonore, ad effetti di produzione né tantomeno ad impatti più o meno contaminati o programmati che fanno tanta tendenza. Le sue canzoni sono frutti di un lavoro svolto ancora con le mani e con il cuore. Nel suo secondo disco, "Gli ospiti", si respirano l'odore delle pelli, il soffio dei fiati e il ritmo delle corde che si muovono in armonia con il suono di una voce semplice, che ama cantare i risvolti della vita. Christian Verzeletti (Mescalina). Non tragga in inganno la produzione di Jono Manson (ottimo performer americano), 'padrino' di band come i Blues Traveler, questo disco è 'italiano' come non se ne sentivano da tempo. No, niente 'rock italiano', ma cantautorato di vaglia.Un sound che mischia egregiamente sonorità mediterranee, celtiche e folk nord americane. Un esordio egregio. Paolo Vites (JAM). Chi era pronto a recitare il De profundis nei riguardi della canzone d'autore italiana , in questi ultimi tempi, credo sia proprio costretto a ricredersi. Un contributo importante, ora, credo lo stia scrivendo Stefano Barotti. Simone Broglia (Mescalina). In dodici tracce egli si candida meritatamente a credibile continuatore della vecchia tradizione. Questa prima opera, oltre a contenere canzoni di sicuro fascino, dimostra grande raffinatezza sul versante sonoro. Alberto Pastorelli (Rockit.it ). Il pregio di questi pezzi è l'equilibrio che riescono a tenere tra la canzone d'autore italiana e il suono dei cantautori americani: per molti la musica italiana suonata come negli States è un sogno da guardare ancora da lontano. Ma c'è chi quel suono cerca di costruirlo, a modo suo, non mettendo semplicemente insieme De Gregori e Bob Dylan, Fossati e Cat Stevens. Christian Verzeletti (Mescalina). I personaggi di Barotti prendono anima e corpo come sogni ad occhi aperti che frugano con dolcezza tra i ricordi della vita. Maurizio Pratelli (Co Music). Uomini in Costruzione si tradisce in qualche modo da solo, perchè fa emergere un autore tutt'altro che da costruire. Fabio Cerbone (Rootshighway). l`augurio è che, dopo questo ottimo esordio , arrivi una conferma il più presto possibile. Vito Sartor (Kronic.it ). Un ottimo esordio. Marcello Matranga (Buscadero). L'Italia persa dietro uno schermo televisivo e dietro le icone musicali che conquistano le scene mediante le "ondate" di moda, perdono senz'altro di vista grandi autori come Stefano Barotti. Stefano non usa mai frasi banali nei suoi pezzi e questa è la particolarità dell'Artista. Si. Con la a maiuscola accompagnato da musicisti di spessore che hanno saputo dare espressività alla sua genialità. Grandioso esordio questo, con sprazzi di genuinità, ma forse Stefano ha veramente "un postino distratto" che si è dimenticato di portarlo a casa degli italiani. Maurizio Cacia (Alternatizine). Un debutto con i fiocchi che ci insinua il forte desiderio di ascoltare quanto prima il prossimo lavoro di Barotti, che sicuramente ci saprà regalare altre emozioni. Salvatore Esposito (Rockin in the Free World). Voce profonda e sincera, ballate intense e qualcosa da raccontare. Stefano Barotti, da Massa, è uno dei più interessanti tra i giovani cantautori italiani. Uomini in costruzione (la canzone che da il titolo all'album sarebbe già considerata un capolavoro, se l'avessero scritta De Gregori o Fossati). Alfredo Del Curatolo (La Provincia).

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