This is rock pureness from Italy.

Tre sogni compressi negli abitacoli di tre macchine, a macinare chilometri lungo tutta la provincia, ogni giorno. Tre vite ordinarie, fatte di pane, di tasse e di uffici. Tre adolescenti lancinati dal rock dei novanta, dall'utopico do it yourself dei duemila, e dalla disillusione digitale del nuovo millennio.

I Soyuz si formano a Vicenza nel settembre del 2007, da un progetto che è esigenza prima che idea. Mauro Poli, voce e chitarre, Giulio Sprocati – John, basso, e Marco Lo Giudice, batteria, scelgono lo spazio come unica metafora possibile della tensione tra la piccola e frustrata quotidianità umana e il costante desiderio di fuga, di nuovi orizzonti, di altre vite possibili.

Superata la soglia dei trent’anni, due dischi alle spalle e la vita in coda alle casse della città diffusa e produttiva del Nordest, i Soyuz - Mauro, John, Marco e il nuovo arrivato, amico da una vita, Andrea - scrivono, suonano e producono Story of the Year (Epic & Fantasy, 7 novembre 2014), il loro terzo disco. Un disco come si facevano cinquant’anni fa, tutti chiusi nella stessa stanza, il nastro magnetico che gira, i microfoni a riprendere il muro sonoro di amplificatori e le sovraincisioni ridotte all’osso. Padrone di casa, Luca Tacconi dello studio Sotto il Mare (Elisa, Umberto Maria Giardini), dietro il banco mixer, invece, la testa e le mani sapienti di David Lenci (One Dimensional Man, Uzeda, Steve Albini), depositario del verbo rock a stelle e strisce, e con il grande merito di averlo fatto respirare anche dentro i confini alpini. Mastering affidato a Richard Dodd (Tom Petty, George Harrison, Kings of Leon), nel suo studio di Nashville.

Sette brani, trenta minuti di durata, echi di west coast ovunque, e un continuo, sano, disordine interiore, tra grandi aspettative disilluse e la stessa, immutata, voglia di suonare.