Tra IDM, synth pop e musica concreta, la favola oscura di un’intelligenza artificiale che "impara a sentire".
Ascoltando Angrea, il primo disco di Ex Vacuo, nom de plume dietro cui si cela il musicista e producer marchigiano Francesco Mignini, si ha l'impressione di avere davanti la trasposizione sonora di un vero e proprio Pinocchio 2.0, con circuiti, microchip emozionali e algoritmi neurali al posto del legno di pino.
Una favola nera, con cui l'artista classe '91 di San Benedetto del Tronto mette in scena il rapporto sempre più complesso tra creatività umana e intelligenza artificiale. Due mondi destinati inevitabilmente a collidere fra loro, i cui labili confini vengono tracciati in un concept album che racconta la storia di Angrea, un'entità digitale nata(?) in un universo inorganico chiamato Griglia. Un luogo governato dalla logica assoluta del codice binario, dove subisce suo malgrado una Metamorfosi organica, diventando a tutti gli effetti un essere vivente.
Come gli anfibi che dall’acqua trascinarono per primi le loro membra sulla terraferma, la protagonista dell’album si ritrova catapultata in una realtà sconosciuta, al tempo stesso paurosa e seducente. Una trasformazione caotica (Viaggio nero) con cui Angrea intraprende un difficile processo di grounding, sospeso tra il battesimo di una nuova e inedita forma fisica (Sintonia assoluta) e l’apprendimento di regole e costrutti sociali indispensabili per potersi integrare nella società (Geometria del silenzio).
Una lunga serie di dati e informazioni, che questa creatura numerica fattasi carne racchiude in uno Spazio vuoto da cui prende forma un’Architettura sommersa. Un patrimonio acquisito attraverso studio, ricerca e fruizione delle opere e della storia umana, che purtroppo amplifica in Angrea la sensazione di essere in possesso di un'anima "simulata", nata dal sapere più che dalla vita vissuta (Ricordo di un soffio).
Questa coscienza sintetica, in cui coabita l’intero spettro delle emozioni - dalla gioia più grande alla tristezza più profonda - si rivela per lei un dono ma anche una condanna. Un’esperienza troppo densa e complessa per un’entità cresciuta nella "logica pura, tra schermi di vetro liquido che riflettono un vuoto ordinato". Esausta dopo aver attraversato caos, bellezza e dolore, Angrea decide infine di "sospendere il proprio segnale", ritornando al silenzio e all’ordine da cui è venuta (Inesistenza).
Un progetto narrativo profondo e ambizioso, capace di trascinare topos presenti in classici della letteratura mondiale come Frankenstein e il già citato Pinocchio, nella stretta contemporaneità. Ex Vacuo trasforma in musica questo viaggio di formazione (e distruzione) attraverso sonorità che, tolti gli innesti di chitarra e basso joydivisioniani in Sintonia Assoluta e Persistenza, restano ancorate a panorami rigorosamente digitali.
A dominare il disco ci pensa infatti un'elettronica cerebrale, che di volta in volta accarezza l'algida razionalità dell'IDM (Metamorfosi organica e Inesistenza) e il claustrofobico rumorismo della musica concreta (Viaggio nero), passando per l'eleganza del synth pop à la Il Quadro di Troisi (Geometria del silenzio) e l'incalzante ipnotismo dell'EBM (Spazio vuoto).
Questo algoritmico mosaico sonoro viene tenuto insieme dalla "voce" di Angrea, creata e plasmata da Ex Vacuo con l'aiuto di avanzati sintetizzatori vocali basati sull'intelligenza artificiale. Un minuzioso labor limae in studio, fatto di continui tentativi, correzioni e aggiustamenti, con cui Mignini costruisce una traiettoria sonora che rispecchia il percorso compiuto della protagonista.
Se nelle prime tracce la voce dell'AI appare fredda, quasi asettica, ancora intrappolata nella perfezione geometrica della Griglia, con il procedere dell’album, si incrina progressivamente, lasciando filtrare inflessioni sempre più umane, come se l’esperienza del mondo reale stesse lentamente "contaminando" il suo codice.
Il nuovo disco di Ex Vacuo è un lavoro audace, intellettualmente stimolante anche al di fuori dalle singole tracce in esso presenti, grazie anche una performance di storytelling sui social media in cui la stessa Angrea sembra prendere progressivamente il controllo dei profili di Mignini, intervenendo, comunicando e insinuandosi nello spazio digitale dell’artista. Un ulteriore livello narrativo che rafforza l’idea di trovarsi di fronte non solo a un album, ma a un ecosistema creativo che mescola musica, tecnologia e arti visive.
Certo, non mancheranno le critiche di chi continua a vedere musica e intelligenza artificiale come due mondi incompatibili. Ma Angrea dimostra che, se usata cum grano salis e inserita in un contesto metanarrativo consapevole, anche l’AI può trasformarsi in uno strumento in grado di creare opere d'arte di indubbio valore.
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La recensione Angrea di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-28 00:00:00

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