FIDELIOSolo i borghesi sopravvivono2026 - Pop, Indie, Alternativo

Solo i borghesi sopravvivonoprecedenteprecedente

Ride bene chi si riconosce per ultimo.

Ascoltare Solo i borghesi sopravvivono, l'esordio sulla lunga distanza dei FIDELIO, è un po’ come guardarsi allo specchio e accorgersi che, per quanto ci ostiniamo a "non seguire il gregge", la pasoliniana omologazione della società dei consumi in cui siamo immersi ogni giorno trova sempre il modo di fagocitarci. Un po' come la gigantesca creatura gelatinosa di Blob - Il fluido che uccide, che senza fare troppe distinzioni ingloba tutto ciò che incontra.

Il primo disco del duo formato da Andrea Aniello e Valerio Martino Fanciano - nato lungo bizzarre coordinate sonore equamente divise tra Firenze e Indianapolis - si può considerare a tutti gli effetti un vero e proprio concept album che mette al centro il percorso di adattamento che, volente o nolente, ognuno di noi compie verso la "vita borghese" evocata nel suo stesso titolo. Un itinerario fatto di compromessi, incontri e piccole rese quotidiane, in grado di dimostrare quanto sia difficile (per non dire impossibile) sfuggire da un'esistenza che sembra esserci stata destinata dall'alto.

Per raccontarlo, i FIDELIO popolano le dieci tracce del disco con personaggi squallidi, grotteschi e tremendamente familiari: ognuno di loro, credendo di vivere e pensare "fuori dagli schemi", finisce a suo modo per essere un ingranaggio ben oliato di quel sistema che dice di "fottere dall'interno". Una dozzinale pantomima, maldestramente recitata da figure come l’alternativo integralista, sempre pronto a giudicare tutto e tutti dall’alto della propria presunta superiorità (I posti giusti); i "capitani" d’industria e finanza che, impeccabili nei loro abiti sartoriali, collaborano serenamente alla rovina del mondo (Gli squali); gli impiegati intrappolati in una tossica routine quotidiana, in costante attesa di un cambiamento destinato a non arrivare mai (La svolta) e i venditori di fumo del terzo millennio che rispondono al nome di "fuffaguru" (Volevo essere un guru).

Questo vero e proprio "bestiario umano" viene raccontato da Aniello e Fanciano con strofe e ritornelli dominati da una rassegnata ironia, diluita in continui riferimenti alla cultura pop moderna e contemporanea: da George Orwell e il suo romanzo Fiorirà l'aspidistra a Francesco Costa e al podcast Morning, passando per il cinema di Quentin Tarantino e Jim Jarmusch, i Doors, Netflix e LinkedIn "che un tempo serviva, ora è peggio di Facebook".

Uno storytelling postmoderno e, proprio per questo, immerso fino al collo nell’hic et nunc, che trova il suo contraltare sonoro in un continuo gioco di contrasti tra indie rock, elettronica e post-punk "poppettaro". Dentro ci finiscono i synth volutamente cheap dei primi I Cani (I posti giusti e Volevo essere un guru), chitarre che all’occorrenza sanno diventare nervose e taglienti (LinkedIn) oppure squisitamente melodiche (Gli squali), e ritmiche sospese tra freddezza sintetica (DAVID COSTA WALLACE) e un tiro più umano e analogico (Mr. Wolf).

Grazie alla sua capacità di suggellare un felice incontro di strofe veriste e stralunate con un sound piacevolmente stropicciato, Solo i borghesi sopravvivono è un disco d'esordio riuscito tout court, in cui i FIDELIO sbeffeggiano con una precisione chirurgica le tante storture del nostro becerissimo presente. Un album che sulle prime porta a sghignazzare davanti alla miseria dei suoi personaggi per poi, ascolto dopo ascolto, trasformare quella risata in qualcosa di decisamente più amaro. Perché tra alternativi da aperitivo, guru del personal branding e impiegati anestetizzati dal "solito tran tran", i piccoli Fantozzi del nuovo millennio finiscono per assomigliarci molto più di quanto vorremmo ammettere. Basta incrociare una superficie riflettente per accorgersene.

---
La recensione Solo i borghesi sopravvivono di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-27 11:09:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia