Valvole e ampli. La storia di Athos Davoli Rubrica

I Rokes insieme a Athos Davoli. Foto via stereorama.it - I Rokes insieme a Athos Davoli. Foto via stereorama.it -
16/06/2016 di

1940, Reggio Emilia, Officine Meccaniche Reggiane. Piena guerra mondiale. Al reparto velivoli militari procedono a ritmi serrati i lavori su uno dei mezzi offensivi di punta della Regia Aeronautica, il Savoia Marchetti. Fra gli operai che si occupano dei sistemi di comunicazione radio del velivolo, anche un giovane apprendista di Correggio di Reggio Emilia. Una passione smodata per la trasmissione radio e già qualche esperienza nella loro riparazione e nella costruzione di apparecchiature a valvole: il ragazzo si chiama Athos Davoli, classe 1926, ed è appena uscito dalle scuole medie a indirizzo professionale. Qualche anno più tardi, il suo cognome campeggerà a caratteri cubitali sul palco dei Beatles e sui loro amplificatori durante l’unica tournée italiana dei Fab Four e le sue creazioni saranno ricercate da cultori, appassionati e musicisti fra i più grandi al mondo, divenute sinonimo di ricerca e alta qualità nell’amplificazione del suono.

(I Beatles durante il live al Velodromo Vigorelli di Milano, 1965. Foto via)

Durante l’esperienza a Reggio, Davoli acuisce ulteriormente il proprio amore per la trasmissione elettronica e, a guerra finita, continua a studiare privatamente elettrotecnica e i primi sviluppi dell’elettronica mentre lavora come manutentore di impianti elettrici e come radioriparatore. Scoperta la scarsa presenza di radioriparatori a Parma vi si trasferisce, allestendo in un ambiente di poco più di 15 mq il suo primo laboratorio. È l’inizio di una grande, appassionata avventura.

Athos infatti non è solo uno studioso disciplinato e un lavoratore infaticabile, ma anche un ascoltatore attento e recettivo alla domanda del mercato e, quindi, un inventore congeniale: colta la richiesta da parte del mondo pubblicitario di un sistema capace di ripetere in continuazione un messaggio audio, costruisce e brevetta la Bobina a Giro Chiuso di Nastro Magnetico, che negli anni a seguire sarà fondamentale sia per la realizzazione dei primi effetti elettronici (primi fra tutti eco e riverbero), che per la costruzione delle cassette audio stereo 8 da parte della RCA, di fatto primo supporto per l’ascolto di musica a bordo dell’automobile.

(Athos Davoli. Foto via)

Nel 1957, Athos Davoli fonda a Parma la Krundaal Davoli. A partire dagli anni Sessanta, andando incontro a una fortissima crescita di complessi e di orchestre di musica leggera in Italia e in Europa, l’azienda inizierà ad occuparsi di amplificazione di strumenti e voce, interessandosi dell’elettrificazione degli strumenti, della progettazione di sistemi di diffusione audio e –aspetto decisamente innovativo per l’epoca- di misurazione dell’intensità sonora.

E dunque microfoni, pick-up, amplificatori e strumenti veri e propri: a partire dalla fondazione dell’azienda e fino alla prima metà degli anni Sessanta, Davoli stringe una proficua collaborazione con Meazzi e soprattutto con l’estroso liutaio Wandré. Alla base dello stretto legame e della profonda affinità tra i due la notevole vicinanza fisica –pochi chilometri separavano infatti la Parma di Davoli e la Cavriago del liutaio del pop- e soprattutto la competenza tecnica di entrambi i costruttori, in grado di fornirsi reciproco supporto anche sul piano dell’elaborazione meccanica degli strumenti. Da questo, il lavoro congiunto nella progettazione, fra le altre, dello storico modello Scarabeo e di quello Bikini.

(Una Davoli Scarabeo. Foto via)

Negli anni in cui gli eventi musicali stanno diventando un fenomeno di massa, l’azienda parmense è in grado di cogliere il desiderio di musica della gioventù dei Sessanta: Davoli si interessa di strumentazione elettrificata, fra cui pianoforti e organi, ma anche di illuminazione da spettacolo comandabile e banchi di miscelazioni audio portatili. Mentre nel mondo dell’elettronica stanno nascendo i primi sintetizzatori mono-nota di suoni, Davoli studia e brevetta il “Generatore elettronico di suoni sintetizzati a divisori multipli di frequenza a più ottave con comado a tastiera tipo pianoforte”, di fatto primo synth italiano della storia, poi rinominato Davolisint.

Così Dave Sinclair dei Caravan: “Fui sorpreso quando, dopo che ero rientrato nei Caravan ed eravamo in studio per registrare il nuovo album, mi misero davanti un Davolisint nuovo di zecca, arrivato direttamente dalla fabbrica [...]. In un primo momento lo considerai piccolo e inadeguato, aveva un suono piagnucoloso. Ma alla fine mi aprii nuove vie musicali [...]. In particolare, ricordo che lo usavo per creare un suono basso poderoso, che impreziosivo poi con gli accordi d’organo dell’Hammond. Alla fine, la sonorità ricordava molto il Fantasma dell’Opera. Al tempo mi ero spinto più in là che potevo con l’Hammond. Avevo adattato l’organo per poter improvvisare dei solo come una chitarra o per creare una doppia voce dal suono umano, ma si poneva il problema che [...] bastava smettere un attimo di troppo per far cessare completamente il suono, e per far ripartire tutto ci voleva un po’. Il Davolisint mi permise di avere un suono diverso, con in più il fatto che, sebbene la quantità di Pitch Bend non fosse curatissima, era in grado di mantenere la nota. [...]. A posteriori, trovo sia stato uno strumento sottostimato. Era piccolo e pratico da portare in giro, aveva comunque abbastanza tasti per improvvisare, possedeva caratteristiche interessanti e aveva di per sé un suono pulito. È chiaro che suonandolo ora sarei più consapevole dei suoi limiti. Ma va tenuto conto che si trattava di uno strumento pioniere, precursore dei sofisticati macchinari che oggi usa chiunque”.


(I Caravan durante un live alla Warwick University, 10/03/74. Foto via)

Da un lato, negli anni a venire il consolidamento del marchio Davoli procederà di pari passi con l’invenzione di strumentazioni e impianti innovativi, non solo di ambito strettamente musicale: è in questo periodo che Davoli si dedica alla costruzione dell’Ambone Audio Amplificato per la diffusione audio a congressi, conferenze e in particolare nelle chiese e della Radio a Quadro per Parete a Transistors. Inoltre, quando nei salotti delle famiglie italiane del dopoguerra cominciano a comparire i primi televisori ma la corrente elettrica è ancora fortemente instabile, Davoli studia e brevetta lo Stabilizzatore di tensione a nucleo unico per mantere costante la tensione degli apparecchi televisivi, così riducendo tempi di costruzione e ingombro pur ottenendo prestazioni pari a quelle degli stabilizzatori a tre trasformatori usati in precedenza.

(Uno scatto realizzato durante l'esibizione dei Trolls, in seguito New Trolls, al Primo Torneo Nazionale Rapallo-Davoli, 1966. Foto via)

Nel 1965, è la ditta Davoli ad occuparsi dell’amplificazione delle date dei Beatles in Italia. Due anni dopo, quattro amplificatori Davoli e due microfoni costituiranno il set per i live italiani dei Rolling Stones. Il ritorno di immagine è enorme, consolidato negli anni a seguire anche attraverso l’organizzazione di grossi concorsi nazionali per complessi emergenti, con attenzione particolare nei riguardi della scena beat: a partire da metà anni Sessanta, l’azienda emiliana associa il proprio, ormai stimatissimo nome al Rapallo Davoli, all’ItaliaBeat e in seguito al concorso nazionale EuroDavoli, che avranno un determinante ruolo di scoperta e daranno impulso alla scena beat italiana ed europea.

(I Rolling Stones durante il live al Palalido di Milano, 1967)

All’inizio degli anni ’70, l’azienda Davoli corre a ritmi di crescita elevatissima: fra operai, amministrativi e tecnici i dipendenti sono oltre 200 e i prodotti dell’azienda sono richiesti in tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Australia e Africa (celebre la vendita in quest’ultima di un gigantesco mixer a 32 canali per uno studio di registrazione nigeriano). Quando comincia a crescere la domanda di organi elettronici per i complessi di musica leggera, Davoli progetta il “Circuito elettronico a note e suoni premiscelati e precomposti per strumenti musicali elettronici in particolare per organi”, equipaggiando uno dei modelli di timbriche per l’esecuzione di musica liturgica. Nel 1975, lo strumento viene adottato dall’Ufficio per le Cerimonie Pontificie del Vaticano e utilizzato per accompagnare le funzioni celebrate dal Papa.

(Caterina Caselli. Foto via)

Esplode il fenomeno delle discoteche, Davoli si dedica allo sviluppo di apparecchiature sofisticate per la miscelazione del suono nonché di strumentazione economica per dj dilettanti. Tuttavia, a conferma di un talento che ancora una volta precorre il proprio tempo, in questo stesso periodo si dedica a una nuova, ancora inedita parentesi dello studio del suono: primo al mondo, elabora il “Sound Meter Level Control” per la misurazione e il controllo del livello di pressione acustica emesso dagli impianti audio. Aprendo di fatto la via agli studi sull’inquinamento acustico, l’inventore emiliano realizza uno strumento di pratico utilizzo e dai costi contenuti, che il Ministero della Sanità certificherà come unico prodotto atto a far rispettare i limiti di legge. Nel ’79, Davoli è insignito dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini dell’Onoreficienza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

(Patty Pravo)

Accompagnato per tutta la vita dalla moglie Elide, che seguirà la parte amministrativa dell'azienda, a partire dagli anni ’80 Athos Davoli vede affiancarsi alla propria attività quelle dei figli Willy–con la Willy Davoli Equipements Rental, specializzata in importazione e rivendita di marchi e noleggio di backline e impianti di amplificazione- e Simona, con il negozio di musica Davoli Hi-Fi Music Center aperto a Parma già alla fine degli anni ’60.

(La laurea in Ingegneria elettronica conferita ad Athos Davoli nel 2002 dall'Università americana del Rhode Island. Foto via)

Nel febbraio 2015, a 88 anni, Athos Davoli muore, dopo aver dato corpo al suono di Ella Fitzgerald, Keith Emerson, Muddy Waters, Beatles, Caterina Caselli, New Trolls, Banco del Mutuo Soccorso e centinaia di altri artisti della musica che nelle sue creazioni hanno trovato una soluzione congeniale e di qualità per esprimere la propria dimensione sonora.

Sono nomi illustri, specchio della crescita e della realizzazione nel tempo di un progetto ricco di intuizioni tecniche geniali. Ma, forse, il vero fulcro dell’anima dell’acuto inventore andrebbe ricercata molto prima, in un sogno nato fra Reggio e Parma, fra radio e aereoplani, in un dopoguerra affamato, in uno studio –studio febbrile, studio pieno di passione, necessità e voglia di costruire e capire- incastrato fra una riparazione e l’altra, sui disegni di un circuito, sulle linee di un progetto, sull’osservazione di un’esigenza. Che è poi la capacità di aver ascoltato, immaginato e intuito la voglia di cantare del proprio tempo. E di averla amplificata.

Tag: Retroterra

Commenti (2)

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  • Wavangis 18/06/2016 ore 12:17 @Wavangis

    Articolo bellissimo su un argomento molto interessante di cui non sapevo niente. Attaccherò una foto di Davoli in cameretta, per motivarmi quando non ho voglia di studiare!

  • Sarritzu 23/06/2016 ore 10:00 @Sarritzu

    è un genio , si "è "perchè persone così no morirano mai

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