Alcune cose che ho imparato lavorando con le cover band

I No Depression, una tribute band dei Beatles - foto via nodepression.com - cover-bandI No Depression, una tribute band dei Beatles - foto via nodepression.com - cover-band
23/08/2016 di

Qualche tempo fa mi sono occupato di organizzare un tour piuttosto esteso nelle piccole città italiane, isole comprese. A dire la verità, più che concerti erano degli eventi di piazza con intrattenimento musicale. Lavorare con le cover band di tutta Italia per un periodo di tempo abbastanza esteso è stato un mezzo incubo, e col tempo ho notato alcuni problemi ricorrenti e caratteristiche comuni. Ecco cosa ho imparato e osservato durante questo periodo.

 

Le cover band sono difficili da trovare e contattare

La prima difficoltà con cui mi sono scontrato è stata la semplice constatazione che escluse alcune cover band della città in cui sono nato e vivo, non ne conoscevo nessuna nel resto d'Italia. Ho dovuto così innanzitutto trovare dei siti aggregatori di cover band, il corrispettivo del database di Rockit ma dedicato a chi non fa musica originale, e dopo vari tentativi mi sono settato su 3/4 siti di riferimento. Dopo aver scremato le decine di band iscritte ma non più attive, ho iniziato a rendermi conto che contattarli sarebbe stato più difficile del previsto.
Su questi siti aggregatori è previsto un sistema di messaggistica, ma la maggior parte delle band si sono iscritte una volta 3-4 anni fa e non hanno mai più aperto quell'inbox. Spesso le cover band non hanno una pagina Facebook, o peggio ancora hanno un gruppo (chiuso) o un profilo utente (con conseguente alto rischio che il messaggio inviato finisca in "Richieste di messaggio" senza essere letto). A differenza delle band emergenti che (giustamente) mettono on line tutti i loro contatti su Facebook, Bandcamp, sito ufficiale e Soundcloud nella speranza che qualcuno li chiami per un live, le cover band sembrano non averne bisogno. Se hanno un indirizzo email non lo controllano dal '98. Spesso esistono solo su questi database o sulle locandine dei pub e negli eventi di Facebook. Sono arrivato a stalkerare i profili privati dei componenti e a contattare i proprietari dei locali per entrare in contatto con loro, dopo aver provato ogni mezzo possibile: YouTube, Soundcloud e qualsiasi altro sistema di messaggistica conosciuta nel 2016. Spesso fallendo.


Hanno cachet abbastanza elevati (ma spesso trattabili)

Una volta contattati, la seconda sorpresa è stata al momento della richiesta sul cachet. Ora, io sono il primo a sostenere che il lavoro vada pagato, però in alcuni casi eravamo ben oltre l'accettabile. Spesso ho sentito richieste folli a 3 zeri, basate su presunti curriculum professionali infiniti o sull'aver suonato a tutte le sagre del circondario negli ultimi 12 anni. In parte, non è neanche colpa delle cover band. Facendo queste mestiere ho imparato che ad esempio i comuni elargiscono spesso cifre molto alte per eventi in piazza, dovute alla gestione folle di certi budget che vanno forzosamente spesi per intero. In ogni caso, al mio "no grazie", in pochi si sono rivelati non disposti a trattare, arrivando a dimezzare (per non dire oltre...) la richiesta iniziale. Conoscendo anche i cachet medi delle band emergenti, percepiti in condizioni molto meno comode del tour a cui stavo lavorando io, ho escluso le band che secondo me non meritavano quei soldi, basandomi sulla sacra triangolazione curriculum/validità dello show/seguito sui social.

 

Tendono ad andare in crisi davanti a questioni burocratiche

In un tour come questo, non funziona come al pub sotto casa dove suoni due ore, intaschi dei contanti e forse compili il borderò SIAE. Nei tour "seri" va sottoscritto un contratto da entrambe le parti, mentre il pagamento avviene tramite bonifico bancario che deve essere certificato con una fattura o con una ritenuta d'acconto per la prestazione artistica. Le cover band spesso lo fanno per la prima volta e non hanno idea di come si compili una ritenuta e di cosa voglia dire, a livello fiscale, emetterne una. Per questo ti subissano di domande e dubbi anche se gli fornisci in anticipo tutti i moduli da compilare con i dati personali. Cover band o meno, queste sono cose che un musicista dovrebbe sapere se intende fare qualche data in più di quella mensile al bar.

 

Nomi, iconografia e repertorio delle cover band

Tra le cover band, tribute o meno, il revival va ovviamente fortissimo, e se dovessi fare una stima, ad occhio direi che gli anni '80 vanno per la maggiore. La scelta dei nomi non è il loro forte. La maggior parte delle volte si tratta di distorsioni del nome originale della band, traduzioni, associazioni fantasiose e giochi di parole, con risultati disastrosi. Ma come sappiamo, questo è un problema che affligge quasi tutta la musica italiana. A livello grafico le cover band se la cavano maluccio, con loghi con i glitter o locandine con improbabili esperimenti di photoshop, per non parlare della assoluta mancanza di materiale audiovideo adeguato a una valutazione del livello della band. Ogni provincia italiana ha almeno 2 cover band dei Nomadi, e nelle scalette quasi tutti dichiarano di fare almeno un pezzo dei Toto o dei Creedence Clearwater Revival. Tutti.

 

L'età media è piuttosto elevata

Ho trovato alcune band di giovanissimi (15/18 anni), alcune band giovani (20/35 anni), ma la verità è che la maggior parte dei componenti delle cover band hanno dai 35 anni in su, fino a band formate da arzilli 70enni. Questo credo sia abbastanza normale, visto che si tratta per lo più di gente che lavora, e che lo fa per divertimento, oppure di professionisti del settore che hanno contemporaneamente diversi progetti di cover e non attivi, e suonano ogni sera tra eventi, locali, matrimoni e feste private. 

(la Innuendo Band)

Non hanno mai ucciso nessuno

È vero, alcune cover band fanno un numero di date davvero da capogiro, guadagnano soldoni e costruiscono una vera carriera sul repertorio di qualcun altro. Ma la verità è che non è colpa delle cover band in sé se le band emergenti lamentano di non avere lo stesso spazio. Le ragioni sono molto più ataviche e culturali, affondano le radici nella nostra educazione musicale scolastica, nella scarsità di interesse per la diffusione della cultura, nella mancanza di coraggio da parte di organizzazioni, enti locali e gestori dei locali, oltre a un numero infinito di ascoltatori che preferiscono francamente il confortante repertorio già noto di un Ligabue a una proposta originale e quindi in qualche modo rischiosa.
Mettiamoci nei panni di una piccola Pro Loco che sta organizzando una piccola festa della birra o di un cliente come il mio. Il tema centrale della festa è la birra, e non la musica. Dovendo vendere tanta birra, sarà meglio attirare più persone con una band d'intrattenimento con brani che tutti conoscono e hanno il piacere di ascoltare, oppure rischiare con una band di inediti che magari sarà bravissima, ma potrebbe non avere presa su un pubblico medio che è lì principalmente per consumare birra? Le cover band coprono questa richieste, certo, direte voi, ma se non esistessero gli organizzatori non avrebbero l'alternativa. Ma suonare è un hobby che tutti hanno il diritto di praticare, come lo yoga o la recitazione. Verrebbe mai in mente a qualcuno di protestare contro una compagnia teatrale che mette in scena un pezzo di Goldoni a discapito di una compagnia che propone testi originali? Sono intepreti anche loro. E infine, aggiungo io con una punta di ironia, siamo davvero sicuri che avremmo voglia di ascoltare la proposta originale di tutti quelli che suonano uno strumento, oltre a tutta la musica che ascoltiamo già? Alle volte forse è meglio riascoltarsi un caro vecchio pezzo dei Creedence Clearwater Revival che nuova, magari brutta, musica inedita.

Tag: opinioni cover

Commenti (6)

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  • Michele Pin 23/08/2016 ore 17:04 @michelepin87

    Meglio una cover di Ligabue fatta BENE che un pezzo originale suonato MALE.
    Se non ci fossero cover band la gente molto probabilmente non scoprirebbe neppure gruppi nuovi né si appassionerebbe alla musica.
    E' il talento che richiama e appassiona il pubblico, sia che tu stia suonando una cover sia che tu stia proponendo materiale originale.
    Siamo sicuri che ce ne sia a sufficienza in giro?
    Parlo da chitarrista di un gruppo che tenta di proporre materiale originale..

  • pibio 24/08/2016 ore 17:31 @pibio

    Anche la chitarra dell'impersonificatore di Lennon non è una Rickenbacker sul serio :-D

  • Lastrange 28/08/2016 ore 13:24 @Lastrange

    Gentile Sig. Scarlatti,
    Quella che lei descrive è la sua esperienza personale e il suo diritto di critica è più che legittimo, non trovo corretto però che lei inserisca immagini di band con cui lei non ha mai collaborato e che nemmeno conosce, facendo in questo modo passare il messaggio che chi è in foto nel suo articolo abbia fatto parte di questa sua esperienza e dunque non sia professionale. È vero, il mondo musicale italiano pullula di questo tipo di situazioni, ma c'è chi anche fa questo lavoro con rispetto e dignità e pagando le tasse e la Siae.
    Non facciamo di tutta l'erba un fascio, e cominciamo a ridare valore e rispetto alla musica, è questo che manca in Italia! Tutti si dicono professionisti ma pochi lo sono, e chi lo è non lo sbandiera ai 4 venti e fa questo lavoro con passione amore e rispetto, finanziando magari attraverso l'attività cover anche progetti inediti che qui non trovano spazio non a causa delle cover band, ma a causa della scarsa cultura ed educazione musicale!

  • Ciccio Cammarata 28/08/2016 ore 15:48 @cicciospud

    Salve sig. Scarlatti. Quali sono questi siti di aggregazione a cui lei fa riferimento? Grazie

  • Mosi Muenda 10/09/2017 ore 14:40 @lezioni

    Ho letto tutto tutto questo articolo...non c'è che dire questo signore scrive bene, però il contenuto...

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