I 50 dischi migliori dell'anno, secondo Rockit (Pagina 5) Rubrica

Collage di Michele Papetti - dischi dell'anno rockit 2015Collage di Michele Papetti - dischi dell'anno rockit 2015
16/12/2015

È stato un anno proficuo per la musica italiana: tanti debutti e newcomer assolutamente convincenti che siamo sicuri sbocceranno nel 2016 (e che abbiamo messo in fila nello speciale Spinga Signora Spinga), tanti artisti che ormai hanno una veneranda carriera alle spalle ma che hanno lavorato bene per spostare l'asticella della musica italiana sempre un po' più avanti. Un anno, il 2015, che è stato interessante su tutti i fronti: rap ed elettronica continuano ad essere i generi più vivi ed innovativi, ma anche il caro vecchio rock non se l'è cavata così male.
Dopo avervi presentato la lista delle nostre 50 canzoni migliori dell'anno, oggi sveliamo i 50 dischi più votati dalla redazione di Rockit.it 

 

 

10. Albedo - "Metropolis"

Un rock melodico i cui timbri e arrangiamenti concorrono a un sound fuori dal tempo, che resiste e resisterà alla sfida degli anni, grazie alla ricchezza dei contenuti e della scrittura. Ogni concept degli Albedo nasce già col dono dell'immortalità e “Metropolis” non fa eccezione: personale e universale insieme, parla la lingua di tutti gli uomini in canzoni memorabili incastonate in un disco in cui nulla è fuori posto. Ormai gli Albedo sono un punto di riferimento per tutto il rock italiano / Ascolta l'album

 

09. Matilde Davoli - "I'm Calling You From My Dreams"

Suoni cristallini che partono dall’elettropop e virano sul folk, atterrano su atmosfere sospese e psichedeliche che mantengono la tessitura di un lungo sogno; ricordi filtrati attraverso i quali si intravedono facce, storie e luoghi del presente e del passato che si stratificano in un’unica visione. Un paesaggio elettronico mai uguale a sé stesso che sintetizza le più diverse influenze, e che trova il suo punto di fuga nello straordinario talento di una musicista che debutta una spanna sopra gran parte degli artisti del nostro paese / Ascolta l'album

 

08. Iacampo - "Flores"

Una voce maschile tra le migliori in Italia e la sublimazione narrativa di un disco che è una fioritura profumata di canzoni chitarra e voce, delicate e piene di grazia. Da trobadour dei circoli arci a riconosciuto grande artista: quanto tempo ci vorrà a Iacampo per compiere questa doverosa trasformazione? / Ascolta l'album

 

07. Go Dugong - "A Love Explosion"

Un disco innamorato che parla d'amore senza usare nemmeno una parola, fatta eccezione per quelle dei campionamenti di film e vecchi dischi che decorano l'album come le parti di un collage tagliate di fretta (eppure bellissime). Sensuale, pastoso, romantico, impollinato e debitore ai grandi compositori italiani degli anni '60 e '70, "A Love Explosion" è un piccolo capolavoro, un inno all’amore per chi ha ancora voglia di innamorarsi / Ascolta l'album

 

06. Adriano Viterbini - "Film O Sound"

Un disco d'altri tempi, nel quale convivono il legame con la musica etnica, i riff ripetuti che crescono fino a diventare racconto, la ballata strumentale (di quelle che non si scrivono più ma che hanno fatto la storia), il sound del deserto, il jazz e tanto altro ancora. Tutti pezzi da immaginare, oltre che da ascoltare. Ecco, la prossima volta che sentirete il nome di Adriano Viterbini, penserete a lui come il Ry Cooder italiano. E sarà tutto fuorché un'esagerazione / Ascolta l'album 


 

05. Calcutta - "Mainstream"

Negli ultimi anni la musica italiana è stata attraversata da una grossa quantità di lavori di estrema qualità, soprattutto in ambito elettronico. Lavori che si sono fatti notare per cura e ricerca, ma poi basta che arrivi un ragazzo che canta malino e metta insieme dieci tracce prodotte peggio per convincere tutti. Ma proprio tutti. Perché queste canzoni entrano a gamba tesa e ti impongono di fare una e una sola cosa: cantare. Calcutta è riuscito a scrivere pezzi diventati classici istantanei, dando la sensazione di essere uno di quei pochi dotati di un talento istintivo, di quelli che riescono a tirare fuori tantissimo dal poco che hanno tra le mani. / Leggi la recensione

 

 

04. Nitro - "Suicidol"

Molte volte nel 2015 si è detto "È uscito il miglior disco di rap italiano dell'anno". Noi abbiamo voluto aspettare dicembre per dire che "Suicidol" è il miglior disco rap italiano dell'anno. Nitro ha solo 23 anni e una scrittura scura, dura e credibile. In questo disco scende all'inferno per tornarne vivo e raccontarlo, tra bit sinistri, cupi e aggressivi e un rap espressivo che poco ha da invidiare agli americani e soprattutto ci regala la rabbia, la passione e il sudore che da troppo tempo manca nel nostro rock. Se gli ascoltatori di rock si spogliassero del pregiudizio nei confronti del rap, lo riconoscerebbero anche loro. / Leggi la recensione



03. Colapesce - "Egomostro"

“Egomostro” ha il grande pregio di saper trasmettere un’inquietudine molto personale e intima. È il disco della paura – parola abbastanza ricorrente nelle canzoni – e dell'Ego del protagonista che rischia di rimanere solo a vita, un po' per colpa sua, un po' perché può capitare. A questa insicurezza Colapesce risponde con una produzione chiara e solida. Ogni brano poggia su idee precise e suoni ben scelti: ci trovate Battisti, i Talkin Heads, i Phoenix o gli Air. Sempre equilibrato, sempre perfettamente a fuoco. È riuscito trovare un vestito diverso - non per forza nuovo ma ugualmente importante - per la canzone d’autore. E non è da tutti. / Leggi la recensione 

 

02. Verdena - "Endkadenz vol. I e II"

Due album e una serie di concerti che possono essere riassunti in un solo aggettivo: pieni. Pieni perché non c’è un buco da cui prendere aria, non c’è una via di fuga per rilassarsi per qualche istante. I due “Endkadenz” sono un colata sonora che ti avvolge e ti impone un ascolto attento, che ti tramortisce e ti porta in un mondo altro. Accadeva anche con “WOW”, che resta un gradino sopra: questa volta però il peso specifico è maggiore, la densità evidente. La stessa densità che torna nei live, mai come stavolta carichi di tensione e di forza. Erano la band più attesa dell’anno e come sempre i Verdena non hanno deluso. / Leggi la recensione del vol.I e del vol. II

 
 

01. Iosonouncane - "DIE"

Il primo singolo estratto è “Tanca”, e dura 8 minuti. È una perfetta dichiarazione d’intenti. “Die” è un concept album denso e complicato, che si forma aggiungendo uno strato sull’altro. Tra le righe potrete leggere di questa coppia senza nome, Lui e Lei; in mezzo c’è il mare, la morte, probabilmente l’amore e chissà quante altre sfumature dell’animo umano. La complessità della musica racconta benissimo quest’ansia infinita. È un disco per certi versi vecchio, che sa di prog e richiede un’attenzione che molto probabilmente l’ascoltatore medio non ha più, ma al tempo stesso è modernissimo. È uno dei lavori italiani che regge meglio il confronto con l’estero: c’è Battisti ma anche gli Animal Collettive e il post-punk che si mischia alla techno. È un album importante. Complimenti. / Leggi la recensione

 

 

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Commenti (12)

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  • Violavinile 26/12/2015 ore 13:28 @violavinile

    Alla voce rap italiano, avete citato ottimi dischi (Nitro, Mezzosangue, Dargen), ma il Guè no. Si poteva evitare di inserirlo! Tra qualche anno vi pentirete di questa mossa.
    Levante, secondo me, tra i primi dieci al posto degli Albedo.

  • Martina Borsato 27/12/2015 ore 14:44 @maildimartina

    Redazione di Rockit.it perché non avete inserito il disco ultimo nuovo dei Valentina Dorme "La estinzione naturale di tutte le cose"?

  • Salvo Inserra 30/12/2015 ore 04:34 @darkviles

    Valentina Dorme? non sono abbastanza fashion per loro...

  • claudio gatelli 04/01/2016 ore 10:47 @verbal63

    Ma i Mamavegas, che hanno fatto uno dei più bei dischi di quest'anno, ve li siete dimenticati?

  • Sesto Tesla Empirico 08/01/2016 ore 04:43 @descarteskrisis

    Non è possibile prendere sul serio una playlist 50 (ma anche solo 10) senza citare Flavio Giurato. Mancano anche i pregevolissimi lavori di Baffi/Cantaluppi e Feliciati. Fortunatamente Incani è in vetta. Almeno quello.

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