Perché ho smesso di ascoltare la radio italiana

20/10/2016 di

Perché anni fa ho smesso di ascoltare la radio? Perché avevo la netta impressione che gli scopi per cui prima lo facevo (godere di musica scelta per me da qualcun altro, scoprire nuovi artisti) avrei potuto raggiungerli con molta più soddisfazione affidandomi ad altri canali. Più in generale, trovavo che nell'epoca dello streaming, degli algoritmi, delle playlist personalizzate, non avesse senso affidarsi a un mezzo che oltretutto mi pareva sempre più carente di buone proposte e sempre più ripetitivo e affollato di brutture e meteore.

Visto però che sono disposta a cambiare idea (maniaca della musica sì, ma non bacchettona e passatista), ho deciso di fare un piccolo esperimento, e sono tornata ad ascoltare la radio. Per cinque giorni ho fatto zapping, concentrandomi sulle stazioni più ascoltate e sui programmi che, almeno all'apparenza, sono basati sulla musica secondo il classico schema “canzone-speaker che parla del tema del giorno-canzone”. Volevo capire se la mia idea sull'inutilità della radio per un appassionato di musica fosse fondata, e anche come mai, nonostante tutto, questa continui a essere tanto seguita, amata, importante e influente.

Perché i dati ufficiali parlano chiaro, gli ascoltatori abituali in Italia sono tanti e addirittura in aumento: oltre 35 milioni nei primi sei mesi del 2016, contro i 34 milioni del 2015.
Per quanto possa avere senso come confronto, gli abbonati a Spotify Premium sono 40 milioni in tutto il mondo, 100 milioni gli utenti in totale. Considerando anche che la media quotidiana dei telespettatori nella fascia oraria di punta è di circa 12 milioni, si può ben dire che gli italiani preferiscono la radio addirittura alla televisione.
 
Resta da capire, però, se la ragione per cui gli italiani ascoltano la radio sia la musica. Continuando ad affidarsi ai numeri, in un certo senso si potrebbe rispondere di sì: ai primi cinque posti della classifica delle emittenti più ascoltate ci sono RTL (con un grandissimo distacco dalla seconda), Radio Deejay, 105, RDS e Radio Italia. Sono tutte stazioni con un palinsesto che non vede una gran presenza di programmi a tema non musicale. Ma di che tipo di musica stiamo parlando?
Nel corso dei miei cinque giorni di full immersion ho perso il conto delle volte in cui ho sentito le stesse tre o quattro canzoni, riproposte in una rotation che definire heavy è un eufemismo. Inutile sottolineare che non si trattava esattamente di brani interessanti.

Per questo si avrebbe ragione di pensare che, nella realtà dei fatti, il motivo per cui gli italiani ascoltano la radio non è davvero la musica. Parliamo, per fare un esempio concreto, della stazione regina incontrastata degli ascolti, RTL: senza entrare nel merito di già ampiamente dibattute questioni di conflitti di interesse, ascoltandola constato l'onestà nel mantenere quello che lo slogan promette, cioè una programmazione per “very normal people”. Una locuzione che sta evidentemente a indicare “l'italiano medio”, quello che accende la radio per avere compagnia e le presta un orecchio distratto mentre svolge le sue faccende quotidiane senza curarsi più di tanto delle canzoni, e senza essere disturbato dal fatto di sentire sempre le stesse; anzi, la cosa potrebbe persino essere piacevole.

Sarebbe ingenuo però pensare che le radio rappresentino la pancia del paese, mentre gli ascolti su internet siano appannaggio di musicofili dal palato raffinato: basta confrontare la classifica "Viral" di Spotify con quella di qualsiasi radio commerciale per notare come siano quasi collimanti.
A differenza di Spotify, però, con la radio si può sviluppare un "rapporto": per iniziare ti affezioni alle voci degli speaker (anche se per lo più parlano di gossip, o anche di argomenti seri ma sempre trattati con leggerezza), senti una compagnia simile a quella del cazzeggio fra amici. Qui la musica non c'entra niente: c'entrano la rassicurazione, la routine, la familiarità. L'ascoltatore è evidentemente in cerca di voci conosciute, che queste parlino o cantino, poco cambia. 

Ho parlato della radio numero uno, RTL, ma avrei potuto ricalcare pressoché le stesse affermazioni descrivendo quanto sentito su Deejay, Radio Italia o 105. Uno speaker può risultarmi più simpatico di un altro, una battuta farmi ridere, un argomento prendermi di più, ma sostanzialmente le differenze sono davvero irrilevanti, tanto che in alcuni momenti mi dimenticavo su quale frequenza fossi sintonizzata.

Forse è proprio per via di questa uniformità che Carlo Conti, in qualità di novello direttore di Radio Rai, aveva ben pensato di eliminare dai palinsesti alcuni programmi dichiarando di voler dare più spazio alla musica, ma nei fatti tagliando proprio quelli che davano spazio alla musica diversa, dove "diversa" sta semplicemente ad indicare quella fuori dall'heavy rotation.
Poi, come nella miglior tradizione italica, ha fatto marcia indietro dicendo di essere “stato frainteso”, ma mi piace pensare che le proteste degli ascoltatori abbiano sortito il loro effetto: significherebbe che gli appassionati di musica (e della radio fatta bene) in fondo non sono così pochi e ininfluenti. E significa che, pochi o molti che siano, gli appassionati di musica hanno voglia di ascoltarla anche in radio, di non abbandonare questo mezzo, o di affiancarlo ai nuovi modi di ascoltare.

(Una scena dal film "I Love Radio Rock")

E allora meglio supportare le radio che puntano su selezioni ricercate e meno generaliste, programmi che non si riempiono solo delle tre hit di stagione, ma anche momenti di musica live: Lifegate, Radio Capital, Radio Due, le emittenti indipendenti e popolari, o la stazione locale del vostro amico collezionista di vinili che ha visto troppe volte I Love Radio Rock. Non sono programmi in cima alle classifiche di ascolto e probabilmente mai lo saranno, ma quando mai agli appassionati di musica è interessato qualcosa dei grandi numeri?

Che ci si affidi a loro o agli ottimi consigli di Spotify, non importa: in fin dei conti si tratta semplicemente di selezionare – una cosa che da sempre qualsiasi musicofilo è abituato a fare.

 

Tag: opinioni radio

Commenti (6)

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  • FBro 21/10/2016 ore 15:41 @KeepPlaying

    L'articolo è interessante ma non sono molto d'accordo con la parte in cui si dice "le differenze sono davvero irrilevanti, tanto che in alcuni momenti mi dimenticavo su quale frequenza fossi sintonizzata".
    Io invece trovo che radio Deejay sia (seppur di poco) diversa dalle altre radio citate ed anche se non ha la qualità di radio2 cerca di mettere in rotazione artisti più ricercati.
    In questi giorni ho sentito molte volte Thegiornalisti e quest'estate Calcutta, Cosmo ed ICani erano spesso presenti su Radio Deejay, come poco prima avevano fatto per i TARM e credo che prossimamente faranno per Dente.
    Io ascolto la radio solo la mattina e la sera di ritorno dal lavoro in macchina quindi posso non avere una visione completa, ma guardando le canzoni più trasmesse su Deejay non mi sembrano paragonabili a RTL o 105.

  • Mimmo Gregorio 01/11/2016 ore 19:46 @mimmo.gregorio.3

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  • Pierangelo Adduci 04/07/2017 ore 07:15 @pierangelo.adduci

    Bell'articolo, ma mancano due radio fondamentali: Virgin radio e la nuova radio del network di rtl, radio freccia. Non troverai niente di clamoroso, ma il livello medio è buono; assolutamente da ascoltare, su Virgin, il "buongiorno di dottor feelgood e mr cotto"

  • Massimo Angelino 20/10/2017 ore 13:47 @massimo.angelino.9

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  • Massimo Angelino 21/10/2017 ore 11:26 @massimo.angelino.9

    E le radio sono playlist commerciali fatte solo per sponsorizzare le scelte delle case discografiche! Per ascoltare musica di livello ci sono Virgin radio rock più giovanile e Radio Freccia rock più matusa dove in qualunque momento trovi una bella canzone ... ma anche su Capital mainstream di grande qualità
    W LA RADIO perchè 'non si smette di pensare'

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