Band lo-fi, alt folk e pop obliquo, nata tra i boschi del Massachusets e sparsa tra Latina e Roma.

I Black Tail nascono nell’ottobre 2012, dall’altra parte dell’oceano, nei boschi fuori Boston, dove Cristiano Pizzuti (voce, chitarra) si trova temporaneamente. Con strumentazione da viaggio inizia a scrivere e registrare bozze di canzoni, che assorbono una naturale empatia sospesa tra città e spazi aperti. Tornato a casa, il progetto Black Tail continua a preservare il suo carattere tra un’americana slack e dimessa, l’indole ritrosamente boschiva dell’alt folk. Si aggiungono Simone Sciamanna (chitarra), Luca Cardone (basso), Roberto Bonfanti (batteria).

Utilizzando parte delle registrazioni di viaggio, il 21 ottobre 2013 pubblicano "To E.S.", una canzone dedicata ad Elliott Smith in occasione del decennale della scomparsa del cantautore americano. Il brano trova spazio nella trasmissione Stereonotte di Radio1 Rai, in cui viene presentato un piccolo set acustico che anticiperà il primo album.

Springtime [2015, MiaCameretta Records] viene registrato al VDSS studio da Filippo Strang (Flying Vaginas, MiaCameretta) in presa diretta su banco analogico, quasi esclusivamente in tre giorni, limitando all'essenziale gli overdub, presentando nove tracce dall'approccio minimale ad un rock lo-fi obliquo e ad atmosfere alt folk più rarefatte.

Nell'estate 2016 Cristiano (voce, chitarra) e Roberto (batteria) entrano in studio per scrivere nuovo materiale, con un'attitudine che si apre a sonorità più jangle e solari, miste ad una maggiore stratificazione negli arrangiamenti, pur restando fedele al suono originale della band. L'album si chiama One Day We Drove Out of Town ed uscirà il 18 settembre per Mia Cameretta Records e Lady Sometimes Records.

Le 9 composizioni - complice la dimensione stessa della provincia di Latina, sospesa tra spazi aperti e la vicinanza di grandi centri - si avventurano sulle linee di transizione i concetti di interno ed esterno, sia che si parli di spazi fisici o emotivi, paesaggi naturali o urbani, stati d’animo o distanze astronomiche. One Day We Drove Out of Town racconta la necessità di trovare una corrispondenza in ciò che si muove intorno a noi, anche, se non soprattutto, quando ciò significa sentirsi contemporaneamente parte di realtà infinitamente o infinitesimamente divergenti.