Blessed Child Opera è un progetto nato nel 2001 dalla volontà di Paolo Messere sull’onda delle sue precedenti esperienze musicali: quella come cantante/chitarrista della noise band Silken Barb (un disco su Free Land Records di Catania, ottimi riscontri di critica e un importante riconoscimento nel libro “Post Rock” di Eddy Cilia e Stefano Isidoro Bianchi); e quella con la famosa band francese Ulan Bator, con cui Messere partecipa, in qualità di chitarrista e tastierista, ai tre tour di promozione dell’album “Ego Echo”.
Dopo queste importanti esperienze Paolo Messere decide di formare i Blessed Child Opera, dando finalmente voce e forma ad una delle sue principali fonti d’ispirazione: la canzone d’autore d’oltreoceano. Il primo s/t album nasce sotto la supervisione artistica di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator. L’album esce dopo poco tempo in America per la Loud Dust Recordings/BMI e riceve consensi entusiastici da parte del pubblico e della stampa specializzata, segnalando da subito Messere come una delle voci più significative di certo folk con venature dark-wave.
I dischi successivi, tra cambi di formazione e di residenza (Messere ha spostato l’etichetta di cui è titolare, la Seahorse Recordings, dalla natia Napoli alla Maremma, dalla Sardegna alla campagna laziale fino all’ultima destinazione: la Sicilia) e collaborazioni stimolanti (spiccano quelle con Marco Pezzenati, Giovanni Giugliano e Fabio Centurioni, tutti dell’Orchestra del Teatro S. Carlo di Napoli, con la cantante Carmen D’Onofrio, ex Argine e Maisie, con Valentina Cidda dei Kiddycar, Claudio Marino, ex 99 Pose e Bisca, e con membri di Trees, Goose e Marlowe) confermano i Blessed Child Opera come una realtà di culto, autorevole e coerente nel suo percorso artistico; un progetto a cui i confini nazionali sono ormai stretti, come attesta l’uscita del nuovo disco, “The devil and the ghosts dissolved” per la Custom Made Music di Dave Allison e il tour americano che vi farà seguito.

RASSEGNA STAMPA BREVE

The Darkest Sea (2013)
"un nuovo episodio in cui il songwriter napoletano veste il suo racconto, ispirato dal mare di Sicilia, di una wave scura, di cupo folk e del post-rock d'oltremanica più struggente... Messere tinge ogni disco di sfumature diverse, senza comunque mai perdere in identità..." Barbara Santi, Rumore (8/10)

"Siamo nei territori desertici cari ad angeli della desolazione come David Eugene Edwards (Sixteen Horsepower, Woven Hand) e Mark Lanegan, lande sulle quali in qualche occasione si abbattono tempeste chitarristiche degne degli Swans . Canzoni che rientrano in una tradizione, dunque, ma molto distanti dal comune sentire 'indie' odierno. Forse il lavoro più convincente nella ormai più che decennale storia del gruppo" Carlo Bordone sul Fatto Quotidiano

Fifth (2011)
“Perdonatemi l’ovvietà ma Fifth è un album da ascoltare riempiendosi man mano gli occhi di immagini: quelle di un paesaggio continuamente cangiante come quello ammirato dal finestrino di un auto” Riccardo Bandiera, Blow Up marzo 2011, 8/10
“Inserire nel lettore il nuovo disco dei Blessed Child Opera è un'operazione che si fa sapendo di andare sul sicuro. In oltre dieci anni di carriera, mai una sbavatura, mai una caduta di stile per la truppa agli ordini di Paolo Messere… Con un sound più compatto che in passato e alcune gemme di assoluto livello, Messere anche stavolta non sbaglia il colpo. La critica lo osanna da anni, perché il grande pubblico ancora non se ne accorge? Album del genere non vengono fuori tutti i giorni, almeno in Italia” Marco Pagliariccio, Ondarock, 7.5/10, “cresta dell’onda Italia” mese marzo

SOLDIERS AND FAITH (2008)
"Dei BCO impressiona soprattutto l'eleganza notturna, la scura grazia con cui folk e wave, acustico ed elettrico, duellano per poi unirsi senza alcuna forzatura. L'autunno perenne degli Early Day Miners ("Summer Waits"), lo spleen dorato dei Red House Painters ("A Couple of Smiles"), l'immancabile Drake ("Soldiers and Faith"), e l'ombra degli Interpol ("Do You Believe in Love?"), mostrano una band che si specchia senza compiacimento nel proprio talento e che sfoggia notevoli capacità nel confrontarsi e rielaborare con la necessaria personalità modelli tanto ingombranti.." (8) Carlo Cravero, Rumore

"Non ce ne voglia l'attivissimo Paolo Messere per il paragone che stiamo per fare: i suoi Blessed Child Opera, disco dopo disco, ci fanno venire sempre più in mente i Piano Magic. Attenzione: è un complimento.. Non di filiazione si parla quanto di una comune attitudine e di un eclettismo che, nello specifico, ci regale un songwriting sempre più ricco e incisivo... Canzoni come "Summer Waits", dall'incedere solenne e dolente, la martellante e wave "Do You Believe in Love" (che si mangia a colazione qualsiasi pezzo degli Editors, per dire), "A Couple of Smiles", folk fino al midollo e davvero splendida nella sua semplicità fatta di arpeggi e violoncello, sono la dimostrazione che qui si vola molto in alto... "Soldiers and Faith" non è insomma un disco italiano: continentale, ci pare l'aggettivo più appropriato". A. Besselva Averame, Fuori dal Mucchio

HAPPY ARK (2006)
“Avremmo potuto cominciare questa recensione parlandovi di chi i Blessed Child Opera li ha costruiti, fortemente (e)voluti e sostenuti, con un gran lavoro e una dedizione paragonabile solo al rapporto che lega un padre al figlio: quel Paolo Messere già negli Ulan Bator e nei Silken Barb che dal 2000 spende sudore e lacrime per far crescere questa sua particolarissima idea di alternative country. Avremmo potuto rubare due minuti del vostro tempo per raccontarvi dell'opera precedente pubblicata dal gruppo, quel Looking After the Child che a suo tempo raccolse consensi unanimi pressoché ovunque. E invece finiamo a parlare della musica, anche perché quella di Happy Ark lascia davvero a bocca aperta. Una successione di puntuali rallentamenti sospesa tra country e crooning, malinconici paesaggi wave e scenari desertici: una formula stridente nelle intenzioni ma placida nei toni, cesellata da inserti strumentali raffinati e soluzioni ricercate negli arrangiamenti.... Un andata e ritorno tra raffinate partiture acustiche, suoni sotterranei, sfumature accessorie – loop, samples, clarinetto, tromba, vibrafono, tra le tante -, soffici venature psichedeliche ben rappresentate da episodi come The Chain o Humiliating Whine. 7.4/10 Fabrizio Zampighi, Sentire & Ascoltare

LOOKING AFTER THE CHILD (2004)
“Cercate Looking After... e poi domandatevi: quanti album migliori avete ascoltato nell'ultimo periodo in quest'area? Un'area che è poi quella della più scura canzone d'autore americana: Black Heart Procession, Sophia, ma soprattutto i Red House Painters più acustici di Ocean Beach. I B.C.O. vengono da Napoli: li guida Paolo Messere (ex Ulan Bator e Silken Barb). Il loro debutto uscì qualche anno fa in tutta Europa, una faccenda alla Will Oldham. Bissano ora con la neonata e concittadina etichetta Seahorse ed è una partenza col botto. Il gruppo ha compiuto passi da gigante: un disco suonato benissimo, dove soprattutto il suono delle chitarre non teme confronti coi paragoni più illustri (i Radiohead di OK Computer). Cercatelo, perché sono dischi così che aiutano chi li pubblica e la scena che gli sta intorno. 4 su 5 solo perché il prossimo album potrebbe essere un capolavoro assoluto” Rossano Lo Mele, Rumore