Guido Elmi, storico produttore artistico di Vasco Rossi da oltre trent’anni, ha deciso di mettersi in gioco svelando per la prima volta le sue composi

Camugnano, un paesino tranquillo dell’appennino tosco-emiliano. Lì, in una famiglia di contadini e operai, ha radici Guido Elmi. Suo padre a casa non c’era quasi mai. Lavorava in Africa. Quando tornava, ogni due o tre anni, portava sempre con sé regali mitici, pelli di leone e di leopardo, ananas incredibili. Guido viveva la figura paterna come una figura avventuriera e guardava e riguardava le sue foto tra serpenti attorno al collo o in posa insieme ad africani col machete in pugno. In un brano dell’album che sta preparando racconta proprio queste visioni. Nel paese cresce circondato dai suoni della natura e passa le giornate a giocare con la sua fantasia. Questa solitudine “incantata e silenziosa” ha influenzato molto il suo carattere, il suo futuro e anche il suo mestiere di produttore artistico. Nei primi anni sessanta va a vivere a Bologna. Di lì a poco, nel suo mondo arriva la musica. Comincia a suonare la batteria, ma nel condominio dove abitava, i vicini non sopportano questa sua passione. Ai tempi non esistevano le batterie con i pad da suonare in cuffia, così passò alla chitarra. Studiava e lavorava: cameriere, facchino e altri piccoli mestieri per guadagnare qualcosa. Nel frattempo, durante tutta la sua adolescenza e anche in seguito, frequentava alcune band bolognesi suonando la chitarra ritmica e le percussioni. Riuscì a laurearsi in Scienze politiche, ma subito dopo decise di aprire un’osteria insieme ad alcuni amici. Fu un’esperienza di un paio d’anni dove mise da parte un po’ di soldi che gli permisero di stare un periodo senza lavorare per pensare alla musica. Per cominciare ascolta Elvis, i Platters, e sound degli Anni 50. Ma appena uscirono i Beatles se ne innamorò, per poi tradirli quasi subito per i Rolling Stones. Diventa fan dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath, degli Animals, dei King Crimson e di tutta la musica anglo-sassone di qualità. Dopo aver venduto l’osteria si trasferisce per sei mesi a Monaco di Baviera dove acquista un paio di congas. Più tardi, nel 1978, eccolo a scuola di percussioni dal mitico Karl Potter. Nel frattempo conosce Maurizio Solieri e comincia a suonare nei suoi brani in stile jazz-rock. Maurizio gli fa conoscere Vasco Rossi che aveva bisogno di una band per esibirsi dal vivo. L’incontro con Vasco avviene in un bar di Via Marconi, a Bologna. Nei suoi occhi vide determinazione, intelligenza, genialità e disponibilità all’ascolto. E da avventurriero sognatore quale era non poteva lasciarsi scappare quell’occasione. Cominciò così a suonare le congas nel gruppo. Si divertiva, ma il suo sogno era quello di lavorare dietro le quinte. Nel 1981 decise di non salire più sul palco, anche per una timidezza innata che fa parte di lui. La sua decisione di proporsi come manager venne presa bene dagli altri, Guido era l’unico che aveva l’età, la faccia tosta e la “stazza” per ricoprire quel ruolo.
Qualche anno prima, durante le registrazioni dell’album Colpa d’Alfredo, aveva cominciato a occuparsi anche della produzione in studio, ma il suo vero esordio come produttore avvenne con l’album Siamo solo noi.
Da quel momento il sound dei dischi di Vasco prese forma e si consolidò. Farsi largo nel mondo della musica non è facile. Così dovette cucirsi addosso una corazza, una “maschera” da duro anche se, sotto sotto, non lo era, e non lo è, per niente. A dire la verità, questo giocare a fare il “cattivo” non gli è mai pesato più di tanto. Pesava di più non poter tirar fuori quello che è in realtà: un romantico impenitente dal carattere sensibile. Con Vasco si instaurò da subito un rapporto simbiotico. Stare insieme giorno e notte, per anni e anni, fu poi quello che portò alla temporanea rottura dei rapporti che avvenne nel 1987.
Dopo il Festival di Sanremo del 1983 e dopo il disco Bollicine, che gli fece vincere un Telegatto come produttore, si rese conto che non ce la faceva più a ricoprire tutti quei ruoli. Bollicine per Guido rappresentò una svolta professionale importante: nell’album aveva suonato in molti brani la sua Rickenbaker 12 corde e aveva giocato con gli arrangiamenti e coi suoni con un approccio allo studio preso ad esempio dagli Steely Dan. Con Vasco filò tutto liscio fino al 1987. Durante la pre-produzione di Liberi Liberi, capirono che avevano bisogno entrambi di un momento di pausa. Lo staff che Guido aveva assemblato continuò il lavoro e i due si separarono con grande rispetto reciproco. Nei tre anni successivi Elmi non rilasciò mai interviste e non tornò mai sull’argomento. Produsse con un certo successo album della Steve Rogers Band, Clara & Black Cars, Skiantos, Alberto Fortis, Marco Conidi e altri. Vasco ha sempre apprezzato questo suo comportamento sfumato e nei primi Anni 90 lo richiama a lavorare con lui.
Il loro rapporto di collaborazione da quel momento comincia a stabilirsi su basi nuove e meglio definite. Finalmente Guido poteva occuparsi solo della produzione artistica. Inizia anche a scrivere con più continuità canzoni per Vasco assieme a Tullio Ferro. Insomma, era partito come percussionista, manager, fonico, azzeccagarbugli, guardia del corpo, “psicologo” e consigliere, per arrivare a essere quello che gli piaceva di più: il producer, l’autore e il musicista.
A partire da “Gli Spari Sopra”, in perfetto accordo con Vasco, lavora per quasi vent’anni prevalentemente a Los Angeles con musicisti americani. Non per esterofilia o per ragioni tecniche ma per respirare un’aria diversa. L’approccio allo studio di registrazione è, o era, molto diverso in California rispetto all’Italia. Nei paesi anglosassoni il “producer” è una figura molto rispettata e ascoltata e, fatte salve ovviamente le esigenze dell’artista, è raro imbattersi in persone frustrate e situazioni psicologiche di “ego” irrisolto. Oggi, dopo tanti anni di esperienza all’estero, ha trovato la sua giusta dimensione di professionista e i giusti collaboratori per lavorare a Bologna.
Attualmente oltre a preparare il tour di Vasco Rossi dell’estate 2015 lavora al suo album come interprete: una decina di canzoni che registrerà e canterà nei momenti rubati alle vacanze. Il 10 giugno uscirà “It’s a Beautiful life” il suo primo singolo per la Liquido Records.
[Biografia ispirata all’intervista a Guido Elmi di Fausto Pirito, giornalista e libero pensatore]