Era un giorno come tanti e pioveva. Ero in auto con due amici di vecchia data. Alla radio “Should I stay or should I go?” dei Clash. Un sorpasso, una curva fatta male: l'incidente. In quei momenti non pensi a niente, non pensi e basta. Il tempo si dilata, i secondi diventano secoli, i vetri proiettili, gli alberi cemento. Poi apri gli occhi e ti accorgi di essere ancora vivo. L'auto era letteralmente volata, ma il destino ha voluto che atterrasse su di una vigna, sopra un tendone, di fronte ad un cimitero. Eravamo tutti illesi: vivi. Sono tornato a casa e sono rimasto fermo, immobile, lì, di fronte ad uno specchio a chiedermi il perchè. Nel giro di qualche mese ho registrato un demo di 11 brani, ho stretto un contratto discografico con la Red Birds Records ed ho inciso quindi "Coffee & cigarette club", il mio primo CD. Ho fatto tutto questo solo perché avevo capito benissimo che sarei potuto morire lì, alle 15:30 circa, in una fottutissima macchina. Volevo suonare e allora ho deciso di farlo. Ora sono passati 5 anni, fra silenzio e sacrifici. Ho trascorso intere giornate a collaudare ogni singolo hardware e ogni singolo software che mi potesse servire ad autoprodurre il secondo disco "The whole damn system". Ho iniziato le registrazioni a casa nell'estate del 2013 e dopo due lunghi anni le ho finalmente terminate. E' nato così un disco in cui ho messo tutto il mio sudore, tutto il mio sangue, in ogni singolo secondo: 16 brani suonati, registrati, mixati e masterizzati da me. Ora ho deciso di autopubblicare il disco, senza vincoli discografici, in un rapporto diretto fra artista ed ascoltatore.