Young Miles: "Tra cantante e produttore non c'è più nessuna distinzione"

Ha 18 anni, viene da Roma e non si conosce il suo volto (oggi). Dopo aver prodotto per Salmo e la Machete, ecco il suo ep solista, strumentale ed elettronico. Con il contributo dell'amico tha Supreme e del padre dj

Dalla copertina di "Glitched Years"
Dalla copertina di "Glitched Years"

Importanti musicisti che si reinventano re Mida dei successi pop oppure nuovi teen idol: in un Paese come il nostro, con una grande e importante tradizione di djing alle spalle, i producer si stanno finalmente ritagliando il ruolo che gli spetta. Tra questi, l’ultima uscita in ordine d’importanza, è quella di Young Miles, giovanissimo artista romano scoperto da Slait (con il quale giocava a Fortnite), salito alla ribalta collaborando con Fibra e Massimo Pericolo nell’ultimo Machete Mixtape. Volto coperto e poche informazioni sul suo conto, Nicolò, per ora, ha deciso sia meglio lasciar parlare le canzoni. Glitched Years è il suo primo lavoro ufficiale.

Chi è Young Miles,? Da dove vieni? Frequenti ancora la scuola?

Mi chiamo Nicolò, vengo da Roma, sono un producer/artista di 18 anni. No, non frequento più la scuola, mi sto dedicando completamente alla musica.

Come ti sei avvicinato alla musica? Come hai iniziato a comporre?

Mi sono avvicinato alla musica grazie a mio padre, ex dj, che mi ha sin da subito lanciato nel suo mondo. Suonavo già a 3 anni, a 8 ho ricevuto la mia prima consolle che mi ha aperto un mondo infinito davanti. Negli anni ho scoperto mille programmi per mixare, fino a quando non mi sono chiesto: “Come posso creare una canzone da 0?”. A 11 anni circa ho scoperto FL Studio e da lì qualcosa stava cambiando: pubblicavo remix in cassa dritta di canzoni popolari, su un genere leggermente diverso da quello che sentite oggi. Avevo tanta voglia di crearmi un mio stile con tutte le influenze che avevo assorbito, così ho iniziato a sperimentare tantissimo fino ad arrivare ai remix che sentite oggi sul mio canale YouTube. Tra L'altro proprio in questi giorni ho ritrovato bozze del 2016/2017 tutte glitchate, tagliate storte.

Che musica faceva tuo padre?

Mio padre è stato importantissimo, avevo sempre la musica in casa anche quando non era in casa ma in giro a suonare. Suonava principalmente house ’80/’90. Ho casa invasa di suoi vinili, è molto fedele ai piatti non impazzisce per i lettori.

Prima di salire alla ribalta con la Machete cosa ascoltavi, a chi ti ispiravi?

Di italiano in realtà ascoltavo davvero tutto quello che usciva da Machete, ero e sono in fissa con Salmo, Nitro, Low Kidd, ma anche tha SupLazza che comunque sono affiliati alla loro realtà. In generale ascoltavo e ascolto molto internazionale. Ho ascoltato tantissimo Trap Nation appena era esploso nel 2014/2015, ascoltavo molto artisti come LOUDPVCK, Skrillex, David Guetta, San Holo, GETTER, Flume.

Come sei stato in contatto dalla Machete?

Slait mi ha scoperto, mi seguiva su Instagram, ci siamo conosciuti su Fortnite. Insieme a Hell Raton hanno capito subito la mia concezione musicale e il mio talento, che hanno accolto benissimo. Ora sono la mia seconda famiglia.

Come ci si sente a passare dalle produzioni “amatoriali” a comporre basi per Fibra e Massimo Pericolo?

In realtà non è cambiato nulla, ho solo molta più carica emotiva e voglia di fare. Sicuramente non mi aspettavo di ritrovarmi in un Mixtape Machete e la cosa mi ha entusiasmato, soprattutto quando mi è tornato il beat con Fibra e dopo aver sentito anche Massimo Pericolo.

Invece con tha Supreme?

Ha una concezione artistica stupenda, tutta sua, senza limiti. Abbiamo fatto solo bombe atomiche insieme come Trippy Tunes dove abbiamo unito le nostre menti “malate” per far uscire una produzione pazza e piena di effetti che, insieme, mantengono il mio groove bouncy e le sue percussioni con effetti pazzi e “cartooneschi”. Anche Con me (che è uscita a sorpresa nel mio ep), una canzone che si presenta sotto una “forma più profonda”. In molti ci hanno fatto notare che “ci mescoliamo” bene insieme nel cantato e il pezzo è stato apprezzato tantissimo.

Se non avessi incontrato la crew di Salmo, il tuo percorso sarebbe stato diverso? 

Ho fatto da subito remix trap, quindi diciamo che mi ci sono avvicinato anche prima al genere. Ti dico la verità, non vorrei immaginare il mio percorso in un altro modo, anche perché ho trovato persone a cui realmente tengo personalmente oltre che artisticamente. Mi fanno stare bene.

Nella tua opera prima proponi quasi esclusivamente tracce strumentali, una scelta che sicuramente non ti ha aiutato in termini di visibilità. Perché hai deciso di agire così?

Ho “deciso di agire così” semplicemente perché è quello che faccio, che sono. I miei remix rispecchiano proprio questo genere, privi di parti cantate perché sono già completi così. Sono canzoni vere e proprie, che, anche se senza voce, danno spazio anche a chi ne viene ispirato di cimentarsi, di entrare meglio nel mood e fare un viaggio emotivo con tutto quello che ho creato intorno a questo ep, producendone ogni singola traccia.

Sulla scelta di far scomparire l’unico feat, la traccia con tha Supreme, puoi dirci qualcosa?

È un album prevalentemente elettronico, ha molte influenze e generi mixati tra di loro. Nell’ep ho fuso oltre alle casse anche tutte le influenze che ho raccolto in questi anni. Ho deciso di nascondere il feat per lasciarlo come “sorpresa”. Molti apprezzano il mio cantato e un testo come quello di Con me a cui tengo molto, volevo fosse un regalo da trovare ascoltando l’ep. Di sicuro tha Sup è riuscito a far sì che il pezzo fosse completo.

Perché hai scelto questo titolo?

L’arte dei glitch mi ha sempre affascinato, sia per la loro teoria sia per il loro aspetto. Il titolo dell’ep completa la tracklist, ogni singolo brano all’interno del progetto. Poi se combiniamo il tutto con la cover, che è molto importante per me, otteniamo il progetto che desideravo davvero fare.

Cosa pensi dell'esplosione del ruolo dei producer nel rap?

Venendo dal mondo dell’edm non mi sono mai imposto una distinzione tra cantante e produttore, per me sono entrambi artisti.

Crookers è un esempio palese, ma ci sono anche diversi nomi di producer che si cimentavano con un altro genere e negli ultimi anni si sono dedicati all’hip-hop. Pensi che la confluenza tra producer “elettronici” e rapper sia dovuta alle nuove influenze house e dance della trap?

Non saprei in realtà, ovviamente ognuno ha la sua motivazione. La mia motivazione è la seguente: ascoltavo e ascolto trap elettronica, in cui si trovavano maggiormente bridge cantati e drop completamente pazzi. Inoltre Salmo e Machete hanno sempre portato negli anni passati Dubstep e brani in cassa dritta. Diciamo che lascio sempre definire agli altri il mio stile, penso a fare musica nel modo che più mi convince e con le mie tecniche.

Perché la scelta di non scoprire mai il tuo viso? 

La mia fonte principale di comunicazione è la musica e, nella mia visione, è la cosa più naturale che ci sia. Cerco sempre di non mescolare troppo la mia vita privata con la mia carriera artistica.

Per chi ti piacerebbe comporre una base?

Non ho un artista in particolare a cui al momento vorrei comporre una base, mi piace molto lavorare insieme e l’artista chiaramente deve piacermi. Ultimamente sto ascoltando una cifra Lil Mosey, che mi ispira un casino. 

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L'articolo Young Miles: "Tra cantante e produttore non c'è più nessuna distinzione" di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 2020-04-20 15:03:00

Tag: album

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