Biografia Kenze Neke

Biografia Kenze Neke

band
Rock, Punk, Etnico 

Siniscola (NU), Sardegna
kenzeneke.naralu@gmail.com

I Kenze Neke si sono formati a Siniscola, in provincia di Nuoro, nel 1989 e sono stati uno dei gruppi rock più importanti della Sardegna e tra i più o

I Kenze Neke sono stati uno dei gruppi rock più importanti della Sardegna e tra i più originali esponenti musicali italiani degli anni novanta.

Si sono formati a Siniscola, in provincia di Nuoro, nel 1989 e il loro nome "Kenze Neke" che in sardo significa "senza colpa" omaggia la memoria storica dell'anarchico sardo Michele Schirru (Padria, 19 ottobre 1899 – Roma, 29 maggio 1931) fucilato nel 1931 da un plotone di fascisti sardi, a seguito di una condanna per aver manifestato l’intenzione di attentare alla vita di Mussolini.
I fondatori del gruppo sono Renzo Saporito (voce e chitarra) e Sandro Usai (batteria) a cui si aggiunge poco dopo Toni Carta (basso e voce). A distanza di un anno pubblicano il loro primo demo-tape, “Chin Sas Armas O Chin Sas Rosas” (Con Le Armi O Con Le Rose) che vede inoltre la partecipazione di Luciano Sezzi al sax; il demo-tape contiene 9 tracce fra cui l'omonima "Kenze Neke" scritta e dedicata proprio a Michele Schirru e "Amerikanos, A Balla Chi Bos Bokene" (Americani, Che Vi Ammazzino A Colpi Di Fucile), la prima vera canzone di protesta contro le basi militari Nato presenti in Sardegna.
Nel 1991 Guido Forlano sostituisce per alcuni mesi Sandro Usai, impegnato con il servizio militare; entrano così a far parte del gruppo anche Massi Circelli (chitarra solista), poi Stefano Ferrando (batteria e voce) che subentra al posto di Forlano, e infine Massimo Loriga (sax e armonica).
Il suono del gruppo comincia a svilupparsi attorno ad un originale mix di rock, punk, reggae, heavy metal, ska e musica sarda, ricorrendo in questo caso - sia nella scrittura e nell’arrangiamento dei brani - all’utilizzo di strumenti tradizionali come le launeddas, l'organetto, la trunfa e ospitando spesso sia in studio che dal vivo i Tenore, oltre che a cantare tutte le loro canzoni in lingua sarda.
Nel 1992 incidono il loro primo disco “Naralu! De Uve Sese” (Dillo! Di Dove Sei), autoprodotto in collaborazione con la Gridalo Forte di Roma. Nell'album trovano spazio diversi brani del primo demo-tape, riarrangiati e risuonati dalla nuova formazione, tra cui "Che A Sos Bascos E Che A Sos Irlandesos" (Come I Baschi E Come Gli Irlandesi), "Amerikanos A Balla Chi Bos Bokene", "Kenze Neke" o "Zente" (Gente). Chiaro e imprescindibile il loro legame con la propria terra, la Sardegna, e l'impegno politico-sociale che il gruppo persegue trova spazio nelle liriche contro la presenza massiccia di basi militari sull'isola o del disagio dei giovani nell'affrontare problemi come la disoccupazione, l'alcolismo ("Prusu A Fundu") la droga ("Non Ti Kerjo"), il servizio di leva obbligatorio ("Tempus Pertu").
Nel 1993 Toni Carta lascia il gruppo, sostituito sempre al basso da Claudio Roccia, che parteciperà alla realizzazione del secondo disco, il doppio album “Boghes De Pedra” (Voci Di Pietra). Questo album rappresenta un importante ulteriore maturazione del gruppo in fase di scrittura, composizione e arrangiamento e di ricerca nelle sonorità con l’ausilio di alcuni strumenti tradizionali come le launeddas, l'organetto, la trunfa, le percussioni; tutti elementi riproposti dal vivo con l’aggiunta del canto a Tenore e del gruppo di ballo sardo di Siniscola, che arricchiscono gli spettacoli dal vivo durante il tour di “Boghes De Pedra”; tour che li vede girare la Sardegna, l’Italia, la Svizzera, la Germania, il Belgio, l’Olanda, la Spagna e fino nei Paesi Baschi. Fra i brani presenti sul disco se ne trovano alcuni che hanno accenni lirici e musicali della tradizione orale sarda tra cui "Su Balente", "A Nanni Sulis", "Su Patriotu Sardu A Sos Feudatarios" con i versi del poeta Francesco Ignazio Mannu.
Partecipano al disco e dal vivo durante il tour di “Boghes De Pedra” anche Andrea Pinna (launeddas, flauto traverso, sax baritono) Gianni Cherchi (organetto diatonico), Luciano Sezzi (sax tenore).
Nel 1995 Massimo Loriga (launeddas, armonica, sax contralto e voce) lascia il gruppo seguito l’anno successivo da Massi Circelli, sostituiti poi da Antonello Cossu (chitarra solista) e Gavino Murgia (launeddas e sax) che, dal 1997, si unisce per un breve periodo alla band.
La discografia del gruppo comprende anche un mini-album di quattro brani, “Gherramus Tott'Impare” (Lottiamo Tutti Insieme) realizzato con i compaesani Askra uscito nel 1996.
Nel 1998 arriva il terzo album “Liberos, Rispettatos, Uguales” (Liberi, Rispettati, Uguali); un disco diverso dai precedenti, musicalmente molto più duro e tagliente ma ricco di alcune tra le più importanti canzoni della storia recente del gruppo. “Entula” (Soffia), che diventerà un inno alla libertà e un manifesto culturale, sociale oltre che musicale per molti giovani sardi, “Pratobello” che omaggia la pacifica resistenza degli abitanti di Orgosolo contro l’invasione militare della Barbagia del 1969 o di “Happ’olatu” (Ho Volato), perfetto esempio di un potente crossover tra il reggae e il rock. Il disco, registrato a Porto Torres, si avvale della produzione in studio di Kaki Arkarazo, chitarrista e ingegnere del suono dei baschi Negu Gorriak. L’incessante attività live del gruppo porta i Kenze Neke ad esibirsi ancora in ogni parte d’Italia e a diventare un gruppo molto richiesto in Sardegna.
Il 2000 è l’anno di “Kenze Neke”, disco omonimo antologico che celebra i 10 anni di attività. L’album raccoglie 12 canzoni per poco meno di un’ora di musica. Tra i brani inclusi ci sono alcuni tra i pezzi storici e più significativi del gruppo come “Amerikanos A Balla Chi Bos Bokene”, “Su Balente”, “Entula”, “Boghes De Pedra”, “Cantendhe Pro No Pranghere”, ricantate non solo in sardo ma in parte rivisitate in francese, basco e italiano; “Zente” viene cantata in coppia con la torinese Lalli (ex Franti) che presta la sua voce anche a “Barboni”, cover della Banda Bassotti. Stesso discorso per “Sa Oke Tua”, cover di “Le Loro Voci” (tradotta in sardo) brano di un gruppo indipendente storico e fondamentale per la scena antagonista italiana, i Franti. Altro duetto in “Gridu De Vittoria” tra i Kenze Neke e Francesco di Giacomo, voce del Banco del Mutuo Soccorso e di origini siniscolesi, che recita in italiano e canta in sardo in una canzone scritta per il popolo curdo. Picchio e Sigaro, i due cantanti della Banda Bassotti traducono e cantano in italiano “Kenze Neke”, da sempre il manifesto politico del gruppo. Il disco, totalmente autoprodotto e registrato nuovamente negli Ziqqurat Studio di Porto Torres, ha visto la preziosa collaborazione tecnica del basco Kaki Arkarazo (Negu Gorriak) e di Gianni Menicucci. Nel disco hanno inoltre suonato Gavino Murgia al sax launeddas e pipiolu, Dario Pinna al violino e viola, Antonio Serio al flauto, Giampaolo Selloni al pianoforte e Max Furian alla batteria.

Dopo il disco omonimo e dopo quasi dodici anni di attività, nel 2001, i Kenze Neke interrompono la loro attività, senza mai ufficializzare un vero e proprio scioglimento ma congelando qualsiasi esibizione dal vivo e qualsiasi attività discografica.
Le uniche apparizioni dal vivo negli anni successivi sono state la partecipazione al Move Against G8 a Berlino (aprile 2007), il 1° Maggio a Burgos in Sardegna (sempre nel 2007) e prima di questi uno dei concerti più importanti per una band isolana mai avvenuti in Sardegna; il 19 agosto del 2006 i Kenze Neke si riuniscono, con tutti i componenti che ne hanno fatto parte dalla nascita, per un concerto a Solarussa (OR) che diventa anche l’occasione per registrare il primo album live della band; “Arziati Entu”, questo il titolo è un doppio album composto da una parte audio (vol. 1 e vol. 2) e una parte video (vol. 1 e vol. 2), ad oggi anche l’ultimo lavoro discografico del gruppo.
Sul palco, per quel concerto, si sono alternati ed esibiti: Enzo Saporito, Sandro Usai, Claudio Roccia, Stefano Ferrando, Massimo Balvis, Massi Circelli, Massimo Loriga, Luciano Sezzi, Carlo Sezzi, Andrea Pinna, Antonello Camboni, Toni Carta e tra gli ospiti: Giuseppe Piras “Tzaravallu”, il tenore Luisu Ozzanu, i mamutzones di Samugheo, gli Askra con Marco Cau, Ale Chighini e Homar Farina e infine Sergio Putzu.

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