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album Strano e Genuino - Fabio Siviero

recensione Fabio Siviero Strano e Genuino

Fabrizio Barbareschi 2011 - Cantautore, Acustico

RECENSIONE
10/08/2012

L’albume di un uovo è materiale che Gloria Gaynor definirebbe, senza timore alcuno di smentita, “hot stuff”. Roba da maneggiare con cura, insomma, soprattutto nella misura in cui, armati di solo frustino, si ha la pretesa di montarlo a neve, e questo poiché un errato movimento del polso, una minima vibrazione della terrina, vanifica irrimediabilmente ogni possibilità di ottenere un risultato gastronomicamente apprezzabile. Per un album di bossa nova e funky vale più o meno lo stesso discorso. Si tratta, infatti, di generi che, al pari, ad esempio, dello ska, consentono uno spazio di manovra musicale sicuramente più limitato rispetto ad altri, quali ad esempio pop e rock, e questo anzitutto per una questione ritmica.
Il rischio di essere ripetitivi e ridondanti è, quindi, dietro l’angolo.
Proprio bossa e funk costituiscono il motore principale di “Strano e Genuino”, opera prima di Fabio Siviero, il quale, tuttavia, al pari del succo di limone sull’albume allorquando si decide di preparare le meringhe, si premura di innaffiare il tutto con dosi di reggae (“Un’altra notte”), blues (“Blues per te”), e, più in generale, non manca di prendersi ampie licenze rispetto ai consueti standard di genere.
Da un punto di vista strettamente contenutistico, si tratta, invece, di un album dedicato prevalentemente al viaggio (“Asturias”, “Notte come tante”, “Via” gli esempi in tal senso più interessanti), ma in cui trovano ampio spazio brani rivolti all’amata (“Non ho saputo”, “Un’altra notte”).
Le cose migliori sono proprio i pezzi di viaggio, in cui si respira un mood che in tanti momenti ricorda quello di certi ultimi dischi del binomio Battisti-Mogol (“Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso eccetera” e “Io tu noi tutti” in particolare). Tuttavia, il brano migliore è sicuramente “Mi piace”, pare un'ipotetica versione all’italiana di “Me gustas tu” di Manu Chao, di cui ricorda anche il titolo.
Non convincono, invece, le numerosi canzoni d’amore, poco ispirate, troppo di maniera, e inevitabilmente prive di sufficiente tensione poetica. E nemmeno l’ultima parte del disco, che non aggiunge nulla di più rispetto a quanto sentito nelle precedenti tracce.
Per intendersi, non è versando dosi massicce di zucchero che la meringa diventa più dolce ed appetitosa. Ad ogni buon conto, se avete già deciso che la vostra lettura estiva sarà “In Patagonia” di Bruce Chatwin, magari addentando meringhe, e, per puro caso, doveste anche trovarvi tra le mani “Strano e Genuino” di Fabio Siviero, è anche possibile che questo disco riesca a regalarvi qualche soddisfazione.
A proposito.
Una ricetta della meringa all’italiana la trovate qui.

Tracklist

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