14/03/2012

C'era un band che si chiamava Rino Ceronti. Un solo disco, datato 2006. Pop di quelli intelligenti, fatti bene, con qualche canzone che, a distanza di anni, ancora si fa ricordare con gran piacere (su tutte, "Era il '72"). Il gruppo, invece, è sparito. Amen.

Giustifico l'incipit: appena messo nel lettore il disco di Leo Pari, la prima reazione è stata andare a cercare se Pari non fosse per caso imparentato con quei Rino Ceronti. Risposta: no. Sta di fatto che il modo di cantare, la leggerezza dei testi e l'idea stessa di pop rimandano a quegli ultimi sussulti della (fu) scuola romana.

"Rèsina" è un disco che parte bene: i primi due pezzi danno il segno di una capacità di scrittura che non si mette in dubbio. "Piume di drago" e "Dopo di te" dimostrano come sia possibile prendere Battisti come riferimento assoluto e riuscire a essere credibile, anche cambiando pochissimo, mentre "Sono ancora qui" ricalca a tratti "Mio fratello è figlio unico" di Rino Gaetano, ma resta comunque un signor singolo.

Purtroppo il disco non continua allo stesso livello. Traccia dopo traccia, emergono sempre di più i limiti: una volta il testo non all'altezza ("Canzone segreta"), un'altra l'arrangiamento rivedibile ("Solitudine: autoritratto"), un'altra ancora delle musiche tirate via ("Con te"), che più che a Battisti finiscono per rimandare agli Audio 2.

Come detto, Leo Pari ha dei numeri che possono produrre risultati di valore. Qui li ha messi in mostra solo nei primi brani, ma le capacità ci sono tutte, questo è certo.

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La recensione Leo Pari - Recensione - Rèsina di Marco Villa è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

Commenti (10)

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  • CinnamonGirl 15/03/2012 ore 10:46 @CinnamonGirl

    "Appena messo nel lettore il disco di Leo Pari, la prima reazione è stata andare a cercare se Pari non fosse per caso imparentato con quei Rino Ceronti.” Invece sarebbe stato meglio rimanere davanti al lettore ad ascoltare il disco.
    Cosa che evidentemente non è stata fatta, io vedo un copy&paste di altre recensioni che si trovano on line fatto anche in maniera approssimativa, ed un ascolto superficiale che si ferma al brano numero 7. E la cosa più divertente è leggere di “testi non all’altezza, musiche tirate via ed arrangiamenti rivedibili”. Arrangiamenti rivedibili in “Solitudine:autoritratto”? Attenzione che in quel pezzo c’è una certa steel guitar tagliente come la lama di un samurai che potrebbe offendersi. Consiglio di ascoltare anche i brani dall’8 al 13. Proprio quest’ultimo è l’outsider che ti strappa lo stomaco e te lo sbatte contro un muro. Altro che leggerezza di testi. E consiglio di passare una settimana a Roma in giro tra i numerosissimi ed animati live clubs che propongono ogni sera progetti originali, perché la scuola romana è ancora viva e non si è mai sentita così bene.

  • inthereins 15/03/2012 ore 17:18 @inthereins

    Ho visto un concerto di Leo Pari a Faenza qualche tempo fa, e devo dire che non mi è dispiaciuto per niente, tant'è che mi sono comprato anche il disco resina. a parte che con lui c'era una band che suonava della madonna, con un chitarrista che dava atmosfere molto country con una chitarra pedal steel, ma risentendo poi il disco a casa ho avuto conferma della prima impressione: Leo Pari è uno che scrive delle gran canzoni, e Resina suona benissimo, tra l'alt-folk dei Wilco e un Battisti totalmente reinventato. Questa recensione mi sembra fatta da un "giornalista" ottuso che neanche si è sprecato ad ascoltare il disco per intero. Chiaro, se il suo standard di cantautore deve parlare di novella 2000 o della serie b del campionato dell'87 capisco che può non piacergli questo album intenso e delicato allo stesso tempo. Però il paragone con gli Audio2 veramente non ha senso

  • struzzetta 18/03/2012 ore 11:47 @struzzetta

    Io ascolto "Rèsina" da quando è stato presentato live a novembre 2011, l'ho fatto girare nel lettore decine di volte e continuo a scovare piccole chicche nascoste tra le tracce che mi fanno venire voglia di ripremere PLAY alla fine di ogni ascolto. Un giorno è l'energia allegra di "Con te" che mi contagia l'umore, un altro è il linguaggio fiabesco che si mischia a parole sofferte e all'arrangiamento in salita di "Solitudine: autoritratto", in un'altra occasione sono i paesaggi immensi di "Passo dopo passo" a restarmi appiccicati addosso. Ore dopo aver sentito l'attacco di chitarra di "Quando ritorno da te", la forza delle ferite del ritornello continua a riempirmi la testa. "Il salto", sia per la delicatezza della melodia che sembra srotolarsi spontaneamente tra le note, sia per il testo cristallino, è un'ode alla vita in musica che molti cantautori invidierebbero a Leo Pari.

  • compagna_teresa 17/09/2012 ore 12:59 @compagna_teresa

    quest

  • compagna_teresa 17/09/2012 ore 13:03 @compagna_teresa

    questo tipo di canzoni non mi piacciono. si sente che c'è qualità nei suoni e negli strumenti, ma secondo me questo tizio non ha molto talento, i testi sono banali (vedi fiore malato) , l'accento romanesco sulle G e sulle B è molto marcato.... lo fa apposta?

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