29/12/2012

Riflettevo proprio qualche giorno fa su come la musica elettronica possa muoversi su strade totalmente diverse, prediligendo sfaccettature pop piuttosto che new wave, assimilando rapidamente il mood da vari generi ed elevandolo attraverso strutture sintetiche capaci di melodie sognanti o rabbiose, comunque distanti anni luce dalla dancefloor.

Poi mi imbatto in questo lunghissimo album e un enorme punto di domanda si manifesta davanti ai miei occhi: cos’è? Da dove viene, e dove dovrebbe andare? Sono confusa, pare tutto così raffazzonato, poca cura, suoni ingenui, voce inadeguata. Devo ballare? Mi devo fermare? Stendo i panni, preparo la cena, cosa? Non so. Ci sono tentativi jazz in “Une Drôle Pluie à Paris”, cupezze minimal in “Senza Titolo” e accenni kraut in “Quasi Strumentale”, un gran minestrone di spunti declinati in modo primordiale, dove nulla conquista né seduce, e continuo a non capire l’obiettivo.

Mendustry, al secolo Francesco Mendozzi, raccoglie in questo lavoro il meglio della sua produzione più alcuni inediti, ma più che una raccolta pare un prendere a caso, cogliere fiori sbiaditi, inciampare nella noia. Sono 15 tracce, non ne salvo nessuna.

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La recensione Mendustry - Recensione - Tracks on the bedside table di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

Commenti (1)

  • eFFeMMe 03/01/2013 ore 14:49 @eFFeMMe

    A Mendustry piace questo elemento.

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