27/05/2012

Ribellione contro la casta. La libertà di espressione da conquistare. Il sistema brutto che opprime i popoli. La sofferenza esistenziale. La struggente poesia del vivere quotidiano. Il mondo cattivo che dobbiamo cambiare. La politica. La solitudine. Il dolore. L'amore. Il romanticismo. La rabbia. E soprattutto tanta, tantissima noia. Melodie lagnose, le chitarre elettriche stantie, le ritmiche stanche, qualche coretto sonnacchioso, le parole fotocopiate dal manuale della banalità, la voce così piena di enfasi che non ci crede nessuno. Un cantautore rock elettroacustico cristallizzato nella canzone italiana anni ottanta, con qualche sortita di fisarmonica qua e là, che sogna di essere una sorta di De Andrè che incontra Vasco Rossi e Fossati, ma anche un po' Pierangelo Bertoli che incontra Edoardo Bennato e pure i Nomadi. Peccato che, alla fine, nessuno incontri nessuno. Il risultato è un esercizio di stile con canzoni fuori tempo massimo e senza il minimo spunto che meriti considerazione. Non so cosa altro aggiungere, anzi si: è un disco brutto.

Commenti (1)

  • JakeMoody 28/05/2013 ore 10:12 @JakeMoody

    dopo avev sollecitato per settimane e settimane la redazione dal sig. Villa il disco è passato al collaboratore CARCIOFFO che ringrazio della corretta e sincera recensione, soprattutto quando parla di cantautore cristallizzato negli anni 80 e quando scrive di essere una sorta di De Andrè che incontra alcuni artisti, tra cui Vasco Rossi! È proprio questo lo spirito che insieme al chitarrista lagnoso volevamo dare. Bastava qualche lagna in più alla Vasco Rossi, appunto, e sarebbe stato un vero e proprio successone. Grazie ancora. JM

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