08/05/2013

Per provare a illustrare quest'album in modo lucido e obiettivo devo prima liberarmi del fastidio che mi provocano il titolo “Come una cacca secca” e i relativi versi d'apertura “Ora che non c'è più neanche il pensiero di te sono proprio rimasto da solo come una cacca secca”. Non è un fastidio perbenista, è che è brutto e basta, e non rende affatto il senso di innocenza infantile che immaginiamo fosse nelle intenzioni. Esempio: puttana la maestra, quello era un bambino giustamente incazzato e non c'era altro modo per dirlo. “Come una cacca secca” invece è un bambino cretino di quelli che non ti fanno venire voglia nemmeno per sbaglio di tirare fuori dai pratici cassetti del subconscio il fanciullino che c'è in te, e diciamolo, non è spontaneo. Io almeno mi sono immaginata il Truppi che si arrovella alla ricerca di un'immagine non scontata: sono rimasto solo come un cane, no, come un ombrellone d'inverno, no, ah eureka, ecco un'immagine mai usata. Truppi, ci sarà un motivo.

C'è un motivo anche per cui mi sono dilungata così tanto su una sola canzone, ed è che il fastidio, anche se in forme più miti, a tratti si affaccia anche in altre canzoni di questo che è un vero e proprio e lungo inno all'innocenza stonata del bambino interiore. Il quale, come ogni infante, passa dalla verità incontestabile e perfino illuminante (“tutte queste cose che pensavamo fossero solo nostre alla fine le vivono, le piangono (sentendosi tralaltro unici) diecimila altre coppie di cazzoni”) alla banalità (“io sono una lista di cose da fare, io c'ho trent'anni e non so ancora come diventare”) alla sincerità “punk” (“Ti ammazzo il giorno è vicino perché a te ti ammazzerebbe anche Gesù bambino”) alla scurrilità gratuita (“e tu mi dici che se ci penso troppo poi divento ricchione”), e quindi per tutto il tempo si oscilla tra l'ammirazione per un songwriting sicuramente personale e anche consapevole e misurato e la perplessità (eufemismo) di fronte a momenti degni del gatto rognoso di friendsiana memoria. Ed è probabile che il doppio effetto attrazione/repulsione sia cercato, visto che il menestrello sbilenco che abbiamo di fronte è un bambino cresciuto che prima ti ammorbidisce con teneri abbracci e perle di saggezza e poi ti tira una cacca di gatto in faccia.

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La recensione Giovanni Truppi - Recensione - Il mondo è come te lo metti in testa di Letizia Bognanni è apparsa su Rockit.it il 26/08/2019

Commenti (3)

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  • aerockkio 10/05/2013 ore 17:30 @aerock

    ma oltre ai testi, la musica com'è?

  • Bianca Bertolissi 08/06/2013 ore 14:46 @bianca.bertolissi

    bhè se questa recensione voleva in qualche modo dissuadere dall'ascolto di truppi direi che invece mi ha dato ancora più motivi per continuare ad ascoltarlo. perché io penso che l'onestà schietta e quasi ingenua della sua musica sia una ventata di aria fresca nel preconfezionato panorama musicale indie italiano e soprattutto che la vita sia proprio un po' così come la descrive lui... n'alternarsi di teneri abbracci e cacca secca di gatto di faccia.

  • suzycreamcheese 08/06/2013 ore 16:30 @suzycreamcheese

    Prima di commentare dovrei liberarmi dal fastidio che ho provato nel leggere questa recensione, ma non lo farò. (Chissà che cosa avrebbe scritto Letizia di un album di Dalla, di un pezzo come DISPERATO EROTICO STOMP, per esempio). Scoprire Truppi è stata per me una fortuna e penso che meriti un ascolto attento molto più di tanto banale cantautorato italiano che scimmiotta Dente e che si può andare comodamente ad applaudire in questi giorni al Mi Ami.

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