12/05/2014

Profeta dell’autodistruzione e del consumo di sostanze psicotrope, Marco Avaro musica le sue attitudini border-line affidandosi al DIY. Dal computer di casa sforna micromusic a manetta, le pompa fino alla saturazione poi le dopa di techno per renderle insopportabilmente paranoiche e tetre. Un’operazione con il suo perché, funzionale a una voce sporca, a una narrazione priva di filtri, a un linguaggio di strada selvaggio. Perché Marco Avaro è cattivo, ma non cattivissimo: giorni fa ha salvato da morte certa un gattino (non è una boutade), fosse stato un bastardo come dio comanda, minimo gli avrebbe dato fuoco. Ma non divaghiamo. Punk nell’animo e rapper nel midollo, il ragazzotto sfoga la propria rabbia in dodici pezzi tirati e violenti, frequentati da matti, pusher e tossici, psichiatri e pedofili. In “Uno dei più grandi artisti degli ultimi 30 anni” cita Hakim Bey e lì per lì ti aspetti chissà cosa, anche che a un certo punto sbuchi fuori lo sbandato di turno con 26 dollari tra le mani, invece la fuffa tracima in abbondanza. Tradotta in ossessione per la sacra triade “birra, fica e fumo”, coniugata attraverso testi caricaturali (“Sono sempre fatto perché la vita è così difficile”, e ’sti cazzi!), degni del miglior Vasco Rossi (“Ma chi è quella ragazza là? È una ragazza che con te non ci sta”) nonché ricchi di pessime forzature metriche.

Titolo dell’album a parte, Marco Alvaro si prende troppo sul serio ed è forse questo il suo limite maggiore (sorvoliamo sul dubbio se la sua sia musica o cazzeggio, altrimenti non ne usciamo), resta da chiedersi perché non si rilassa un po’. E poi basta con la cattive compagnie! Una passeggiata sotto il sole con la bella sottobraccio a parlare di un gattino da coccolare proprio no?

Commenti (2)

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  • Marco Avaro 14/05/2014 ore 13:17 @marcoavaro

    P.S. "Io sono uno dei più grandi artisti degli ultimi 30 anni!" è l' ultima frase che ho detto prima che arrivasse il mio primo TSO. Era una cosa un po' così per riderci sù.

  • Roberto Valente 11/02/2015 ore 21:00 @nessunoaka24

    È una chiave di lettura che punta esclusivamente all'orecchio, non a ciò che si legge tra le sue parole.
    Lo si può etichettare come si vuole, si può odiare.
    Ma si deve riconoscere che in molti testi stimola a riflettere a domandarsi cosa stiamo vivendo di cio che ci circonda... forse, questo, una canzone di un cantautore emergente non lo deve fare..
    Per essere riconosciuto come buon cantautore intendo.
    Marco Avaro continua

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