07/05/2015

“Si sta come contanti di una valuta estinta”.
È il primo verso della prima canzone, e detta subito l'intenzione che sta dietro il secondo album della band di Recanati: raccontare il nostro tempo, e farlo con uno stile alto e letterario, seppur sempre pop-olare. La produzione di Paolo Benvegnù fa la sua brava parte nel raggiungimento dello scopo: il disco suona elegante e misurato, cantautorale, classico quanto basta da non sembrare datato, “brit” quanto basta da non sembrare esterofilo, con lampi di primaverile leggerezza perturbata (“I giorni che non c'eri”) e tocchi di modernariato baustelliano (“Drive-in”).
Una cosa però manca, ed è importante: è il suono personale, quello che ti fa dire “questi sono i Lettera 22”. Non che qualcuno si debba aspettare di essere sbalordito da un gruppo del genere, però qui fila quasi tutto un po' prevedibile, al punto da rischiare di annoiare e togliere la voglia di arrivare fino in fondo. Il che sarebbe un vero peccato, perché è proprio alla fine che arriva il pezzo migliore – quello che dà il titolo al disco – un sincero, inquieto e, questo sì, personale e coinvolgente, ricco di chiaroscuri, spaccato di vita in provincia, con la sua martellante immobilità, un “sereno stabile” dove “ogni via traversa, ogni deviazione è una strada senza sbocco, un volo dal balcone”.
Nella sua speranzosa desolazione, il posto giusto da cui partire e ripartire, per chi ascolta, e anche per il gruppo.

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La recensione Lettera 22 - Recensione - Le nostre domeniche di Letizia Bognanni è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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