28/04/2017

Mantenere uno sguardo sobrio ed elegante mentre si affonda nella solitudine, e tutto cambia come è inevitabile e necessario che sia. Il terzo album degli Ofeliadorme è un ricamo di minimali profondità dove l’elettronica riempie sottile gli spazi lasciati bianchi da una voce dominante, dreamy ma con un suo peso. Indossata come un filo di perle, un little black dress, misurata come un gioco di seduzione mai esplicito e sempre efficace, è proprio la voce a guidare l’ascolto tra affreschi trip-hop, tra echi dream-pop che non si lasciano sfuggire la malinconia di ripensamenti improvvisi e fiamme che bruciano ancora.

Le onde leggere di synth si infrangono su spiagge gelide di ricordi sbagliati, o indimenticabili errori, mentre non si tira indietro un’ossessione percussiva che spinge ogni brano con la calma di chi già sa come andrà a finire, tra maree di infinita dolcezza e gesti compulsivi alla ricerca di un porto sicuro. Dietro i finestrini, paesaggi sonori dilatati si alternano a visioni più melodiche, dove lo shoegaze si nasconde tra siepi di pop etereo, e su tutto brilla una ricerca estetica che pone raffinatezza e precisione come elementi indispensabili dell’intero lavoro: due fari, due carte da giocare a ogni mano.

Il colore principale è il nero, o piuttosto la penombra emotiva di infiniti inverni, quando tutto sembra non passare mai, ed è lì che si insinua la trama evocativa e ipnotica di “Secret Fires”: registrato e prodotto da Howie B con il sound engineer Joe Hirst (Four Tet, Jarvis Cocker), questo disco nato nelle campagne del Galles respira spazi aperti e regala piccole stanze dove restare per guardare fuori, osservando quelle linee d’orizzonte così liquide e impalpabili da confondere le sconfitte coi desideri mentre, con sobrietà ed eleganza, si affonda e si cambia.

Tracklist

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