07/09/2017

Qualcosa si intuisce già dalla ragione sociale. La Bottega del Ciarlatano: come non constatare più di una assonanza con i nomi presi in prestito dai ‘complessi’ prog che spopolarono sul suolo italico nella prima metà degli anni ’70? E non è solo una questione di assonanze. In “Carnis fabulae”, esordio sulla lunga distanza della band maremmana, l’istinto progressive è parte integrante del progetto. È vero, i ragazzi hanno un tiro niente male: certi suoni, certi riff, certe svisate in libera uscita dalla chitarra elettrica rimandano all’hard più torrido, senza contare i muscoli esibiti dalla sezione ritmica. Però il canovaccio creato a sostegno dell’album parla chiaro: l’attitudine prog non lascia scampo, anche se in certi frangenti sembra piazzata lì quasi in funzione di sottofondo. Un’attitudine che poi riesce a trovare la propria, completa realizzazione in pezzi come “Il tramonto” o “Canzone di fine estate”, con i loro cambi di tempo così ben incastrati in atmosfere di estrazione rock.

C’è dell’altro. Per esempio una tromba in grado di tracciare variazioni in odore di jazz, una ballata semiacustica (“Il viaggio”), per giunta arricchita da un colloquio preso in prestito da “Easy rider”, il film hippy di Dennis Hopper, il gusto di sperimentare e superare i confini della forma canzone (come testimonia la parte finale della title-track), dei testi messi giù con attenzione e impegno (si parla di mutui da pagare ma anche di occhi ebbri di parafilia…) C’è, soprattutto, un quintetto preparato tecnicamente, forte di una grinta non comune che, in un certo qual modo, preferisce remare controcorrente, con la testa inserita nel presente e il cuore vicino alle esperienze di qualche decennio or sono. Interessanti, bisogna dirlo, ma nel caso della Bottega del Ciarlatano si tratta di un termine riduttivo.

 

 

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